Dopo il rifiuto dell’invito a Ghadames, la Presidenza della Libia invita HCS e HoR ad assumersi le proprie responsabilità

Lunedì il Consiglio presidenziale (PC) della Libia ha esortato nuovamente la Camera dei Rappresentanti (HoR) e l’Alto Consiglio di Stato (HCS) ad assumersi le proprie responsabilità nazionali, affermando che l’incontro programmato tra le due parti a Ghadames mirava ad unire gli sforzi per ottenere elezioni parlamentari e presidenziali il prima possibile.

In una dichiarazione, il Consiglio ha spiegato che la sua decisione di organizzare l’incontro di Ghadames faceva parte degli sforzi per creare un ambiente favorevole che porti a elezioni generali all’interno di un quadro costituzionale consensuale tra HoR e HCS. L’HCS, organo consultivo con sede a Tripoli, ha annunciato lunedì che non parteciperà alla riunione di Ghadames senza spiegarne i motivi, indicando che i presidenti delle due Camere si sarebbero potuti incontrare al Cairo già oggi.

La scorsa settimana, il PC ha presentato un’iniziativa per tenere un incontro tripartito con la facilitazione della Missione di Sostegno delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil), l’11 gennaio per discutere la crisi del paese e trovare una via d’uscita dallo stallo politico. L’iniziativa era stata lanciata dalla presidenza dopo il mancato incontro nella città di Zintan il 4 dicembre 2022. Nel suo ultimo briefing al Consiglio di Sicurezza Onu, a metà del mese scorso, l’inviato e capo di Unsmil, Abdulaye Bathily, ha dichiarato: “Ho esortato i leader della Camera dei Rappresentanti e dell’Alto Consiglio di Stato a superare gli interessi personali e di gruppo e lavorare in modo costruttivo per finalizzare la base costituzionale per le elezioni, entro un termine ben definito, in linea con le pressanti aspirazioni della maggioranza dei cittadini della Libia”.

Bathily in quell’occasione ha spiegato che “la prolungata crisi in Libia ha un impatto significativo sul benessere delle persone, compromette la loro sicurezza e minaccia la loro stessa esistenza. Inoltre, comporta un serio rischio di dividere ulteriormente il Paese e le sue istituzioni. Possiamo già assistere ai segni della partizione con due governi paralleli, apparati di sicurezza separati, una banca centrale divisa, la decisione della Camera dei rappresentanti di istituire una corte costituzionale a Bengasi nell’est del Paese in assenza di una Costituzione concordata, e il crescente malcontento in tutte le regioni per l’ineguale ripartizione delle enormi entrate di petrolio e gas del Paese. I leader politici di tutte le parti devono essere ritenuti responsabili di questi sviluppi inquietanti per il futuro del Paese”.

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