Sospensione della ministra degli Esteri della Libia, governo: continui a lavorare verso le elezioni

Di Vanessa Tomassini.

Il Consiglio presidenziale libico, guidato da Mohammed Younis Al-Menfi, ha deciso sabato di sospendere dalle sue funzioni la ministra degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, Najla al-Mangoush. La decisione presidenziale afferma che la sospensione di Al-Mangoush arriva in base alla Dichiarazione Costituzionale del 3 agosto, 2011 e i suoi emendamenti, all’Accordo Politico Libico firmato il 17 dicembre 205, in base al Libyan Political Dialogue Forum (LPDF) che si è tenuto il 9 novembre 2020 e le normative vigenti, considerato inoltre quanto stabilito dalla Camera dei Rappresentanti (HoR) nella sua sessione del 10 marzo 2021 nella città di Sirte, la legge n.12 del 2010  che disciplina i rapporti di lavoro e la successiva risoluzione (15/2021) del Consiglio Presidenziale che disciplina l’apparato amministrativo nell’Ufficio del Consiglio.

Il documento afferma che la signora Najla Al-Mangoush è sospesa dal lavoro come misura precauzionale nell’ambito dell’investigazione circa violazione amministrative che le sono attribuite, rappresentate dal suo monopolizzare l’agenda di politica estera della Libia senza coordinamento con il Consiglio Presidenziale. Aggiunge che le è fatto divieto di viaggiare all’estero fino a quando le indagini non verranno completate e presentate al Consiglio Presidenziale.

L’articolo 3 della stessa decisione aggiunge che verrà formata una commissione investigativa, guidata dal Vice-Presidente Abdullah Hussein Al-Lafi e dai membri Adel Muhammad Sultan ed Ahmed Jumaa Aqoub, la quale dovrà presentare i risultati delle indagini entro quattordici giorni dalla stessa decisione.

Sebbene la decisione si limiti ad indicare “violazioni amministrative” e “monopolio delle politiche estere” come le ragioni della sospensione della ministra, la decisione è arrivata il giorno dopo le dichiarazioni di Al-Mangoush, circa la disponibilità del suo Paese a cooperare con gli Stati Uniti d’America in materia di consegna dell’ex ufficiale dei servizi segreti libici, Abdel Basset Al-Megrahi, sospettato di aver partecipato al massacro di Lockerbie nel 1988. Le dichiarazioni avevano suscitato la condanna di alcuni partiti politici del Paese, accusando la ministra degli Esteri di “lavorare contro gli interessi della Libia”.

D’altra parte, Al-Mangoush ha negato di aver mai detto che l’uomo ricercato per essere interrogato sulla crisi di Lockerbie potrebbe essere rilasciato o interrogato, come avevano riferito alcuni media libici ed internazionali. La ministra ha chiarito domenica che la questione ha carattere legale ed è il procuratore generale a dover decidere.

Il Governo di Unità Nazionale, rappresentato dal Primo Ministro Abdel-Hamid Al-Dbeibah, ha rilasciato sabato sera una dichiarazione in difesa del lavoro della signora Al-Mangoush, in cui afferma che non esiste alcun diritto legale per il Consiglio di presidenza di nominare, annullare la nomina dei membri dell’autorità esecutiva, sospenderli o indagare su di essi, poiché questi poteri appartengono esclusivamente a il capo del governo di unità nazionale secondo i risultati del LPDF. La dichiarazione sottolinea  la necessità che tutte le autorità seguano le solide procedure amministrative specificate nella Dichiarazione costituzionale e nei suoi allegati e nell’Accordo politico libico firmato a Ginevra, e di stare alla larga da tutto ciò che potrebbe causare sovrapposizioni di poteri o ostacolare il lavoro del governo , soprattutto in questo momento delicato che precede la preparazione di importanti legislazioni, in riferimento alle elezioni presidenziali e parlamentari in programma per il prossimo 24 dicembre.

Il Governo di Unità Nazionale ha inoltre invitato il ministro degli Esteri a continuare il suo lavoro con lo stesso ritmo, ribadendo il suo “apprezzamento” per tutti gli sforzi compiuti nell’espletamento delle sue funzioni come richiesto. Ha sottolineato gli sforzi del Gabinetto per unificare le istituzioni, riunire i punti di vista e risolvere le controversie politiche attraverso il dialogo e la comunicazione positiva tra tutte le parti in modo che le elezioni possano essere un punto di svolto svolta in un’atmosfera sana e costruttiva.

È interessante notare che il Vice-Presidente Abdullah-Al-Lafi ha precedentemente presentato una iniziativa atta a posticipare di qualche mese il momento elettorale con il pretesto di ristabilire il dialogo tra la Camera dei Rappresentanti (HoR) e l’Alto Consiglio di Stato (HCS), dopo che quest’ultimo continua a rigettare le elezioni, ritenendo non idonea la base legislativa fornita dal Parlamento e dal suo presidente Aguila Salah. La legge elettorale, è stata ritenuta valida dalla Missione di Sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) e dall’Alta Commissione Elettorale Nazionale (HNEC) dopo aver ricevuto alcune modifiche dall’HoR. HNEC ha anche rinviato le obiezioni al Consiglio Supremo della Magistratura, considerato l’unico organo istituzionale in grado di decidere sulle controversie politiche.

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