Tensioni tra Libia e Tunisia

Di Vanesssa Tomassini.

Tunisi, 18 aprile 2020 – Venerdì è aumentata la tensione al valico di frontiera di Ras Jedir, tra Libia e Tunisia dopo che centinaia di lavoratori migranti tunisini sono rimasti bloccati al confine per settimane. “Molti di loro dormono all’aperto ed affrontano l’incertezza”. Ha affermato in un tweet Federico Soda, Chief of Mission dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, OIM Libia. “Lo staff di OIM Libia sta fornendo l’assistenza necessaria, occorre agire rapidamente per affrontare la situazione”. Ha aggiunto Soda.

Secondo il racconto dei presenti, i migranti tunisini avrebbero provato a oltrepassare il valico con la forza, ma sarebbero stati respinti dalla Guardia di Frontiera tunisina. Oltre ai lavoratori migranti, al valico sono bloccati da oltre un mese 180 camion carichi di merci e i loro 250 conducenti ed operai. Per i quali la Camera di commercio e dell’industria di Tripoli aveva precedentemente chiesto l’intervento immediato delle autorità libiche competenti.

Secondo la Camera di commercio e dell’industria, i camion traposrterebbero principalmente carichi di generi alimentari in rotta verso la Libia, e sarebbero rimasti bloccati con la chiusura delle frontiere predisposta da entrambi i paesi per contenere la diffusione del nuovo coronavirus, COVID-19. Il paradosso è che questi trasportatori si trovano attualmente bloccati al confine senza poter entrare in Libia, ma senza poter far ritorno in Tunisia, tra le pressioni delle loro aziende che vogliono consegnare i propri ordini e senza poter ricevere altre commissioni prima di aver scaricato quello che stavano trasportando.

La Camera di Tripoli afferma che la questione è particolarmente pertinente alla luce dell’urgente apertura di lettere di credito da parte della Banca Centrale libica con sede a Tripoli (CBL) per evitare carenze alimentari e aumentare le scorte alimentari strategiche nazionali, tra la corsa ai negozi per la pandemia di Coronavirus e l’inizio del mese sacro per i musulmani del Ramadan, il 23 aprile. La CBL tuttavia ha smesso di aprire lettere di credito a causa della mancanza di entrate statali in seguito al blocco petrolifero e la sospensione delle esportazioni a partire da gennaio.

Alcuni lavoratori migranti tunisini, inoltre, hanno denunciato di essere stati derubati e di aver subito maltrattamenti durante le operazioni militari condotte dal Governo libico di Accordo Nazionale (GNA) a Sabratha e Sormon, sebbene attualmente la sicurezza centrale di Zawiyah stia lavorando incessantemente per individuare i responsabili e riconsegnare la refurtiva ai loro legittimi proprietari. Molti tunisini si sono anche diretti al valico, sperando di poter tornare a casa in seguito al deterioramento della situazione di sicurezza, sebbene affermino che le condizioni non erano ideali già dall’arrivo dei gruppi affiliati al Libyan National Army (LNA) il mese scorso.

Tutto ciò ha portato le autorità tunisine a criticare fortemente Tripoli e a prendere contatti con il Governo parallelo ad interim nell’est del Paese per tutelare i propri interessi, già da quando la cabina di regia turca aveva monopolizzato il traffico di merci e le linee marittime verso la Libia, penalizzando di fatto la Tunisia. Il presidente della Repubblica tunisina, Kais Saied, ha affrontato la questione mercoledì 15 aprile 2020 in una telefonata con il presidente del Consiglio del Governo libico di Accordo Nazionale, Fayez El Sarraj, ribadendo la posizione della Tunisia di fronte la situazione in Libia e il suo attaccamento alla legittimità.

Secondo le note rilasciate dalle due parti, Kais Saied ha affermato che qualsiasi altra affermazione che non si allinea a questa posizione viene fraintesa o propagata al fine di suggerire un cambiamento nella posizione ufficiale tunisina. Un modo per appianare le cose dopo le dichiarazioni del ministro della Difesa tunisino, Imed Hazgui, che aveva qualificato le truppe del GNA come milizie e bande armate affermando che a Tripoli non esiste un esercito. Una visione confermata anche durante un recente colloquio con il Ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, con cui la Tunisia sta recentemente rafforzando i rapporti grazie anche alla solidarietà internazionale dimostrata dagli Emirati nell’affrontare globalmente l’emergenza COVID-19.

Il Ministro degli Esteri di Tripoli, Mohamed Syala, aveva chiesto spiegazioni circa le dichiarazioni del Ministero della Difesa di Tunisi, che sono passate come visioni personali del ministro che non riflettono alcuna posizione ufficiale. Dall’altra parte, invece, il Ministero degli Esteri del Governo libico ad interim ha rivelato una corrispondenza con l’omologo tunisino, Nureddine Erray, in cui chiede rassicurazioni sul coinvolgimento di alcuni partiti tunisini con il governo di Erdogan contro la Libia. Tunisi ha chiaramente negato che ci sarebbero tunisini che verrebbero trasferiti per combattere tra milizie e terroristi che beneficiano del sostegno turco, compromettendo pericolosamente la sicurezza e la stabilità dei due paesi a causa dell’interferenza diretta della Turchia negli affari interni della Libia.

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