I combattimenti continuano in Libia nonostante l’emergenza globale coronavirus

Incalzano gli appelli della comunità internazionale a porre fine alle ostilità e consentire alle autorità locali di rispondere al COVID-19

Di Vanessa Tomassini.

A seguito della richiesta internazionale di un’immediata cessazione umanitaria delle ostilità, da parte di Algeria, Canada, UE, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Tunisia, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Stati Uniti, il Consiglio presidenziale del Governo di Accordo Nazionale (GNA) ha richiesto la cessazione di tutte le operazioni militari per rispondere all’epidemia globale di Coronavirus, Covid-19. Il Consiglio guidato dal Primo Ministro Fayez al-Serraj ha accolto con favore in una dichiarazione tutti gli sforzi per proteggere i libici, sottolineando il coordinamento e la collaborazione con il Ministero della Sanità per attuare le misure preventive ed educative adottate per combattere la diffusione del nuovo virus nel Paese nordafricano. Il primo ministro Fayez al-Serraj ha anche chiesto di aprire i campi petroliferi e riavviare la produzione di petrolio, in quanto è l’unico tesoro del popolo libico per provvedere ai bisogni fondamentali di tutti i cittadini.

Nonostante l’emergenza globale, sono ancora in corso violenti scontri in Libia tra l’Esercito nazionale libico (LNA) sotto il comando del maresciallo Khalifa Haftar e i gruppi armati affiliati al Governo di Tripoli riconosciuto dalle Nazioni Unite. Ieri il Field Medicine and Support di Tripoli ha confermato la morte di quattro ragazze e il ferimento di altre cinque persone a causa di proiettili indiscriminati ad Ain Zara, a sud di Tripoli. Le vittime hanno tutte tra gli 11 e i 25 anni, mentre due dei feriti sono tenuti in terapia intensiva e sottoposti a interventi chirurgici presso il Centro medico di Tripoli, mentre un’altra donna ferita è ricoverata nella clinica di Qaddur. Il portavoce del ministero della Sanità del GNA, Amin al-Hashemi, ha annunciato mercoledì che tre bambini di una famiglia sono stati uccisi ad Ain Zara dalle granate.

La Missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) ha esortato tutte le parti a compiere il coraggioso passo nell’unificare i loro sforzi per affrontare questa pandemia. “COVID-19 non ha affiliazioni e supera tutti i fronti. Chiediamo a tutti i libici di unire le forze immediatamente prima che sia troppo tardi per affrontare questa travolgente minaccia a rapida diffusione, che richiede il consolidamento di tutte le risorse e gli sforzi per la prevenzione, la consapevolezza e il trattamento delle possibili vittime”. L’UNSMIL ha incoraggiato l’implementazione di un meccanismo consolidato per affrontare il COVID-19 in Libia in stretta collaborazione con l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e altre agenzie delle Nazioni Unite sul campo, e gli amici della Libia.

C’è una grande preoccupazione in particolare per la dimensione internazionale del conflitto da quando il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha trasferito migliaia di combattenti siriani da Idlib a Tripoli e centinaia di funzionari turchi sono impegnati in operazioni di addestramento e coordinamento. Nessuno sa se alcuni di questi combattenti erano infettati nel momento del loro arrivo in Libia. Allo stesso modo, vi è preoccupazione per la diffusione del virus attraverso l’introduzione nel Paese di materiale e attrezzature di guerra dall’esterno, a sostegno di entrambe le parti, dal momento che tutti i Paesi sponsor hanno registrato numerosi casi di COVID-19.

Finora, la Libia è uno dei pochi paesi che non ha segnalato alcun caso di coronavirus, ma le condizioni di instabilità e conflitto rendono difficile capire se questi dati sono affidabili, oltre a complicare il lavoro delle istituzioni, come i Ministeri della Governance Locale e della Salute che stanno cercando di raccogliere le esigenze degli ospedali in tutto il Paese. Tutto ciò mette la popolazione a grave rischio in caso di epidemia di COVID-19, nonostante le misure preventive introdotte come il coprifuoco, la chiusura dei valichi e dei porti, nonchè di scuole e moschee.

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