Nasce in Libia un movimento contro la discriminazione

Di Vanessa Tomassini.

La scorsa settimana gruppi di persone in Libia e in Europa si sono riunite per dire no alla discriminazione, no al razzisimo, postando sui social networks le proprie foto con l’immagine di una mano dipinta per metà di giallo e per metà di blu, con lo slogan no alla discriminazione. L’iniziativa è un’idea dei giovani Tuareg della città di Ubari, promossa da diverse organizzazioni della società civile ed attivisti per i diritti umani nella Libia meridionale.

Il movimento si prefigge l’obiettivo di aumentare il livello di consapevolezza dei diritti civili in Libia e nel mondo, rivendicando e rivelando la sofferenza di un’ampia porzione della popolazione Tuareg in Libia che è soggetta a emarginazione, esclusione e discriminazione da parte delle sfere amministrative e politiche libiche. Migliaia di persone appartenenti alla grande tribù, nate e cresciute in Libia, alcune da oltre 50 anni e residenti in Libia di seconda o terza generazione, non vedono ancora riconosciuto il loro diritto di cittadinanza.

Come già ampiamente illustrato, gran parte di queste persone non sono nemmeno in possesso di un numero nazionale e sono costrette a vivere al limite della legalità, esclusi dalla possibilità di viaggiare in mancanza di un passaporto, di accedere agli studi universitari o ricoprire cariche all’interno delle istituzioni pubbliche o compagnie private.

Il movimento anti-discriminazione sta lavorando ad una serie di meccanismi e misure per porre fine al prolungato status di documentazione temporanea per un certo numero di famiglie tuareg che sono state oggetto di rivalità politiche, capricci tribali e regionali da oltre quarant’anni. Si legge in un comunicato rilasciato dagli organizzatori. L’obiettivo è quello di fare pressione sulle autorità competenti e sulle organizzazioni internazionali loro partner nel tentativo di porre fine a qualsiasi forma di discriminazione una volta per tutte.

I giovani Tuareg sono convinti che aumentare la consapevolezza dei propri diritti significa migliorare vari aspetti della vita, oltre a sottolineare che la costruzione di uno Stato giusto passa anche dal riconoscimento dei diritti delle minoranze, ponendo alla base valori sociali condivisi nel riconoscimento della cittadinanza. “In Libia non c’è razzismo” rimproverano alcuni sui social network ed è forse per questo che il movimento si è ampiamente diffuso in diverse città, con la partecipazione di cittadini non Tuareg in solidarietà con i propri fratelli del sud.

Secondo il comunicato, il movimento mira a raggiungere i seguenti obiettivi:

  1. Lavorare collettivamente in modo organizzato e intenzionale utilizzando tutti i mezzi legittimi per porre fine alla sofferenza delle nostre famiglie, che sono state a lungo messe nel campo dei cosiddetti registri temporanei con l’autorità dello stato civile, durante la quale le nostre famiglie conosceva ogni forma di discriminazione ed esclusione sistematica.
  2. Educare le nuove generazioni ad essere libere dalla paura, dalla debolezza e dall’ignoranza, al fine di scuotere l’ingiustizia, l’emarginazione e l’esclusione praticate contro il nostro popolo per decenni.
  3. Lavorare per stabilire i valori del partenariato e della coesistenza pacifica tra i libici nel tentativo di creare una società in cui i diritti umani siano protetti e prevalga l’armonia sociale e la giustizia.
  4. Lavorare insieme per raggiungere i valori della giustizia sociale e dell’uguaglianza ispirando i valori umani comuni come riflesso nell’apertura degli individui e delle istituzioni accettando, rispettando, apprezzando e realizzando i diritti degli altri.
  5. Lavorare per costruire relazioni forti tra tutti i componenti della regione, in modo che i diritti di tutti siano protetti e l’obiettivo è quello di costruire un popolo nella nostra regione e in tutta la Libia.

Per raggiungere i suoi obiettivi il movimento pacifico sta organizzando una serie di incontri, seminari e workshop aperti a tutti, collaborando con le organizzazioni civili, gli attivisti e i media. Dire no alla discriminazione significa gettare le basi per la pace, per il benessere e più in generale per un futuro migliore lontano dai conflitti. Significa promuovere la cultura della solidarietà, della democrazia e dello stato diritto, a livello locale e regionale.

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: