Conversazione con Fayrouz A. Naas, nasce una nuova coalizione anti-Haftar

Di Vanessa Tomassini.

Domenica abbiamo incontrato a Tunisi un gruppo di esponenti e leader politici dei partiti libici al-Watan party, National Front Party, Libu ed El-Tahrir che hanno di recente sentito l’esigenza di unirsi in una nuova coalizione, in un progetto ancora in fase di elaborazione. A parlare per loro è una politica donna, la dottoressa Fayrouz A. Naas, segretario generale del partito Jabha.

Dottoressa Naas, grazie innanzitutto per questo incontro. Ci dica di più su questa nuova coalizione di partiti libici, partendo dal vostro programma politico.
“La nostra coalizione è formata da 4 partiti e 4 organizzazioni non governative (ONG) che lavorano o si concentrano su questioni politiche. Abbiamo dato vita a questa coalizione per riunire tutti i partiti politici, in quanto questo non è il momento di lavorare come singoli partiti, ma è il momento di unirci sebbene ci siano delle differenze tra noi”.

Per favore, mi aiuta a ricordare quali sono questi componenti?
“I partiti politici che compongono la coalizione sono l’al-Watan party, il National Front Party, il Libu party ed El-Tahrir party. Le organizzazioni – non so come si chiamino in inglese – ma lo sono Touassel al-Mashmoua Touassel, Rabidt Toual Benghazi Mojouadih, Tayab Medani al-Trabelsi e la Mouadart Libia Jadida. Ci siamo uniti in questo progetto perché siamo in pericolo, lo Stato civile in Libia è in pericolo. Se Haftar prenderà il controllo di Tripoli, torneremo allo stato militare, non ci sarà uno Stato civile, non avremo democrazia, non potremo fare alcuna elezione e se mai si dovessero tenere delle elezioni temiamo che saranno false come in Egitto. Haftar sarà soltanto un altro modello di al-Sisi, di Gheddafi. Noi, dopo la rivoluzione del 2011, vogliamo essere liberi, vogliamo la Libia come qualsiasi altro Paese moderno. Vogliamo uno Stato democratico e fare come in qualsiasi altro Stato al mondo, tenere elezioni ogni 4 o 5 anni e cambiare il presidente in modo democratico”.

Mi permetta di farle un appunto, il feldmaresciallo Khalifa Haftar ha più volte detto che le operazioni militari a Tripoli intendono sconfiggere le milizie e il terrorismo, non ha mai detto di entrare a Tripoli per prendere il controllo del Paese. Detto ciò, la mia domanda è: come pensate di risolvere il problema di sicurezza nella capitale e in tutta la Libia? Perché ad esempio la Libia meridionale vive in una condizione davvero difficile…
“Conosciamo la situazione in Libia, c’è un conflitto armato. Abbiamo un progetto e stiamo lavorando per raggiungere la stabilità. Per raggiungere questo obiettivo abbiamo una tabella di marcia, che inizia con l’organizzazione di conferenze come stava facendo Salamè con la conferenza nazionale prima del 4 aprile, prima dell’attacco di Haftar. Vogliamo avviare il dialogo politico libico, lavorare su una Costituzione della Libia, vedere cosa possiamo fare per il progetto di Costituzione, come ricominciare da dove ci siamo fermati per completare il processo. Fatto ciò abbiamo un grande progetto per avviare un vero Stato civile. Questo comprende molti passaggi per risolvere il problema militare, economico e politico”.

Può dirmi quali sono alcuni degli step previsti da questo progetto?
“No perché ci stiamo ancora lavorando. Non abbiamo ancora finalizzato la road-map. Quando l’avremo completata, la annunceremo. Ci stiamo ancora lavorando e non possiamo fare annunci fino a quando non sarà completa del tutto. Cosa importante per noi in questo momento è portare il sostegno della comunità internazionale al nostro progetto perché si tratta di un’iniziativa libica e che parte dalla Libia”.

In questo progetto ci sarà posto per tutti i libici incluso Haftar o rifiutate di dialogare con lui?
“Nel nostro progetto ci sarà posto per tutte le persone che credono nello Stato civile, non in quello militare”.

Come vede oggi la situazione? Cosa sta succedendo a Tripoli, quali sono i problemi dei civili, come vivono le persone lì? E come sarà possibile raggiungere un cessate il fuoco dopo che Camera ed Alto Consiglio hanno annunciato il loro ritiro dal processo di dialogo a Ginevra?
“Per quanto riguarda il cessate il fuoco, non vogliamo solo fermare i combattimenti, ma vogliamo che loro (il Libyan National Army ndr) tornino alle loro posizioni precedenti al 4 aprile. Perché questo è il minimo richiesto per avviare qualsiasi negoziazione. La situazione a Tripoli è molto dura, specialmente per i civili. Molte persone sono sfollate, il numero degli sfollati interni aumenta ogni giorno. I bambini nelle scuole si trovano in una brutta situazione perché hanno paura dei razzi. Molte scuole sono chiuse, l’aeroporto continua a chiudere più volte, lo stesso vale per il porto marittimo. Dobbiamo fare qualcosa. Ecco perché ci stiamo muovendo e stiamo cercando di trovare una soluzione, perché la Comunità internazionale e il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dicono che puniranno chi non rispetta il cessate il fuoco, ma i razzi a Tripoli continuano a cadere tutto il giorno, a venerdì sono 100 i missili indiscriminati. Continuiamo ad assistere alla chiusura dei porti petroliferi, ma la Comunità internazionale e il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non stanno facendo nulla. Questo rende la situatzione molto difficile, non è facile. Ci proveremo, non ci fermeremo. Vogliamo dire alle persone fuori e dentro la Libia che abbiamo un progetto: aiutateci a rendere questo progetto reale per risolvere il problema. Inshallah”.

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non ha raggiunto una posizione comune sulla Libia, giusto? Hanno chiesto il cessate il fuoco ma allo stesso tempo la Turchia continua ad inviare rinforzi a Tripoli…
E l’Egitto, gli Emirati, la Russia, l’Arabia Saudita e la Francia”.

Ecco, cosa vuole dire a tutti questi Paesi? Dico tutti perché non voglio fare alcuna distinzione.
“No, c’è differenza. Non possiamo metterli tutti allo stesso livello. Il Governo nazionale di Serraj è il Governo di tutta la Libia riconosciuto dalle Nazioni Unite, dall’accordo politico libico. E poiché sono uno dei membri di Skhirat, ero lì, so cosa dice l’accordo politico: il governo può prendere accordi con un altro governo per aiutarlo nel settore della sicurezza. Quindi, ciò che Serraj ha fatto è chiedere alla Turchia di aiutarlo nel settore della sicurezza. E questo accordo è legale, ciò che sta facendo e ha fatto Haftar non è affatto legale. Non è ufficiale, la posizione che ricopre non è in alcun modo riconosciuta dalle istituzioni libiche e riceve sostegno da Emirati, Egitto, Francia, Giordania, Russia senza alcun accordo. Questa è la differenza. Serraj ha detto a tutto il mondo: “Ho fatto un accordo con la Turchia” e si è presentato davanti alle Nazioni Unite per ratificarlo. Haftar, non l’ha fatto perché ciò che fa è illegale. Quello che ha fatto è illegale. Questa è la differenza e questo è ciò che la gente dovrebbe sapere. Inoltre, la Comunità internazionale dovrebbe avere un doppio standard, non metterli nella stessa situazione. Forse, forse, a causa della debolezza del nostro Governo, non avrà parlato così alla Comunità internazionale e ai media. Serraj avrebbe dovuto dire come le sto dicendo io: sono il governo legittimo della Libia, su questo documento e questa dichiarazione sull’accordo politico libico c’è scritto che posso fare questo, questo e questo…”.

Cosa risponde a chi giustamente dice che l’accordo politico è scaduto nel 2017?
“Rispondo loro che non c’è un’alternativa. Questo è ciò che abbiamo dalle Nazioni Unite, questo è ciò che la Missione delle Nazioni Unite UNSMIL ha fatto per la Libia”.

Ma UNSMIL
“No, non hanno detto questo, non ha detto che è scaduto”.

Mi lasci finire la domanda, per favore, UNSMIL ha più volte chiesto ai Paesi stranieri, compresa la Turchia, di non alimentare il conflitto perchè si eviti una guerra per procura.
“Perché UNSMIL e Ghassan Salamé stanno sostenendo una parte”.

Ma come può dire questo?
“Ci assumeremo la responsabilità di ciò che le stiamo dicendo. Abbiamo scritto una lettera su questo, sul fatto che Salamè si è schierato da una parte. Prima di questa coalizione, il mio partito e gli altri partiti, abbiamo inviato una lettera al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, che gli Emirati hanno inviato aerei per Haftar, l’Egitto ha aiutato Haftar a distruggere Derna, l’Egitto specialmente a Derna, i soldati egiziani erano a Derna. Lo abbiamo detto, ma non hanno cambiato nulla. Parliamo della Francia. Ricordo perfettamente questa situazione, in una sessione di dialogo sociale abbiamo chiesto agli ambasciatori di venire con noi e abbiamo affrontato l’ambasciatore francese: lavorate con Haftar? E ha detto di no. Lo stesso giorno, dopo un’ora, 3 soldati francesi sono morti. Cosa hanno fatto le Nazioni Unite? Non hanno detto “ohhh! facciamo l’embargo, devono smettere!”. No, non hanno fatto e detto niente. Ma ora quando la Turchia viene ad aiutare il Governo della Libia, hanno detto di no. Questo è ciò che accade esattamente. I razzi che trovarono a Gharyan provenivano dalla Francia. Hanno preso qualche azione? No, proprio quando la Turchia vuole aiutare Serraj sono intervenuti. E lei sa cosa? Quando abbiamo visto l’azione presa a Berlino, hanno proposto l’embargo via mare e via aria, ma non al confine con la Libia e l’Egitto. E questo è ciò che accadrà. Circa la chiusura del petrolio da parte di Haftar un anno fa, Trump gli disse di riaprirlo e in un’ora rimossero il blocco immediatamente. Ora nessuno ne parla. Questo è quello che abbiamo detto. È il nostro Paese e ci teniamo a questo, a noi non importa solo di Tripoli, quando parliamo di Tripoli è perché è la capitale”.

Questa è la vostra visione, ma Serraj è al potere da 4 o 5 anni. È stato nominato nel 2015, quindi siamo nel 2020, sono esattamente 5 anni. Cosa ha fatto questo Governo per la Libia, che come ha detto lei prima, ha avuto fino ad oggi il sostegno delle Nazioni Unite?
“Non siamo d’accordo con Serraj, quindi non devo difenderlo. Proprio ora lo difendiamo perché è il segno dello stato civile, non militare. Non è stato eletto. Io, come le ho detto, facevo parte del dialogo di Skhirat nella traccia femminile e sono rimasta sorpresa dal nome di Serraj quando Bernardin Leon ce l’ha detto. Non lo conoscevamo prima”.

Quindi lei mi sta dicendo che non l’avete scelto voi?
“Prima non conoscevamo nemmeno il suo nome. Non era stato neppure nominato, ma abbiamo detto: ok lo faremo per un anno. Sarebbe dovuto restare in carica per massimo due anni, quindi lo abbiamo accettato. Ma ora come possiamo rimuovere Serraj e rimanere poi senza nulla? Non solo Serraj, ma anche l’Alto Consiglio di Stato e la Camera dei Rappresentanti. Sono tutti scaduti. Non possiamo lasciare il Paese senza istituzioni. Dobbiamo fermare la guerra e quindi trovare una soluzione”.

Quindi, per fermare la guerra non pensa che sia il momento in cui turchi e siriani tornino da dove sono venuti?
“No, no”.

Se Haftar accetta di ritirarsi?
“Se l’Egitto e gli Emirati si ritireranno, la Turchia tornerà indietro. Fine, siamo stanchi di loro. Prima si fermino loro, poi la Turchia si ritiererà. Conosce il mufti?”

Il gran mufti Ghariani?
“No, il mufti di Haftar. Non conosco il suo nome, ma ha detto che gli Amazigh non sono musulmani, dovremmo ucciderli, finirli. Non dovrebbe esserci nessun Amazigh in Libia. Questa è la filosofia di Haftar. Hanno fatto una dichiarazione speciale al riguardo”.

Non ero al corrente di questa affermazione, la scopro ora da lei.
“Sa che Haftar ha chiamato le sue milizie forze armate arabe libiche…”.

Non è necessario però aumentare la divisione…
“Hanno detto così: le forze armate arabe libiche. E’ buono, ma la Libia non è solo araba”.

Torniamo a parlare di Serraj. Ci sono accuse che il Governo di Accordo Nazionale sia coinvolto con il terrorismo, può chiarire la sua posizione?
“No, no, non sono coinvolti nel terrorismo. Stanno combattendo il terrorismo. Le dirò una cosa, non siamo come l’altra parte. Le parlerò degli errori che abbiamo e di come lavoriamo su di essi. Ci sono molte milizie a Tripoli, ma prima di questa guerra penso che ci fossero circa 15 gruppi armati, ma prima del 4 aprile erano diminuiti a soli 4. Ogni volta che la gente diceva che c’è una guerra a Tripoli, la guerra stava però mettendo fine ad una delle milizie. Per eliminarle. Specialmente il ministro degli Interni, Fathi Pashagha, ha lavorato molto bene. Il governo è debole, non sono buoni, lavorano molto lentamente. Non ci piace come hanno lavorato, ma almeno è un Governo civile. Stavamo aspettando che la Conferenza Nazionale cambiasse la situazione e andasse avanti, verso la Costituzione, ma la guerra iniziata il 4 aprile ci riporta indietro. Ora ci sentiamo come se fossimo nel 2011. Ci sentiamo come se fossimo tornati nel 2011. Ricominciamo dall’inizio. Nel 2012/2013 la situazione era buona in tutta la Libia, ma a metà del 2013 ha iniziato a deteriorarsi con le milizie”.

Come è iniziata a deteriorarsi?
“A causa del governo non era buono e il punto principale era il 14 febbraio 2014; 14 febbraio è il giorno di San Valentino, giusto?

Sì…
“Ma è anche il giorno di al-Karama, quando Haftar ha dichiarato di smettere di lavorare sotto la Costituzione. Questo è in televisione, sul canale di al-Arabiya. Tutti lo sanno. È iniziato da questo punto che la situazione è diventata sempre più grave. Fina ad un anno fa erano milizie, ma ora sono un esercito”.

Ma sono cambiati, molti leader furono anche eliminati come per la Settima Brigata a Tarhuna.
“No, no … sono uguali. Adel Dahab in Gharyan era una milizia, quando si unì ad Haftar è diventato un esercito”.

Questa è anche la struttura della Libia.
“No, no questa è la struttura di Haftar”.

Scusate anche nel sud ci sono diverse katiba, intendo questo per struttura della Libia. Tanto che si è sempre detto che la principale sfida era quella di unificare l’esercito.
“Penso che la situazione nella Libia meridionale sia molto grave dal 2015, non esiste un esercito. C’era un gruppo armato del Governo nel sud che controllava tutto, poi non so cosa sia successo ma la situazione è diventata molto grave. Le ho detto i lati negativi e i lati positivi. Abbiamo iniziato a lavorarci molto lentamente, ma dobbiamo andare avanti. Ora siamo preoccupati per quello che succederà dopo questa guerra se Haftar vincesse, forse torneremo di nuovo con le milizie. Questa guerra ci riporta indietro a molti anni fa. Il nostro piano è quello di lavorare con queste persone al fronte per organizzarle e non commettere gli stessi errori che abbiamo commesso nel 2011. Vogliamo lavorarci su da ora, devono essere organizzati prima, non quando la guerra finirà. Dobbiamo iniziare i nostri step prima, non come nel 2011 che abbiamo detto ci penseremo dopo la rivoluzione. Dobbiamo organizzarli prima”.

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