Pashaga a Di Maio: soluzione crisi migratoria inizia dal sud della Libia

Di Vanessa Tomassini.

Durante la missione del ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, Luigi Di Maio, il ministro degli Interni del Governo di Tripoli, Fathi Pashaga, ha riaffermato che la soluzione alla crisi dell’immigrazione clandestina inizia nel sud della Libia, nonchè nei Paesi di origine, quei Paesi cioè da cui i migranti partono con l’obiettivo di migrare verso l’Europa in cerca di una vita migliore.

Durante l’incontro, il ministro Pashaga ha aggiunto che la guerra nella capitale, Tripoli, è ancora in corso e che l’armistizio risulta molto fragile considerate le svariate violazioni da entrambe le parti. Il ministro degli Interni libico ha riaffermato che “l’idea di reinsediare i migranti in Libia è respinta e inaccettabile dai libici, così come qualsiasi altra questione che influenzi la sovranità libica”. La missione di Di Maio segue quella di Pashaga a Roma dello scorso 4 febbraio, durante la quale aveva rinnovato una richiesta di sostegno all’Italia per controllare i territori meridionali.

Il progetto Italia-UE del 2017 nel sud della Libia

E’ opportuno ricordare che il 27 luglio 2017 la Commisione europea ha approvato una missione, identificata come “Attività 4. Potenziamento della capacità di sorveglianza del territorio delle Land Border Guard (LBG) lungo i confini meridionali, mediante un progetto pilota incentrato sull’area più colpita da attraversamenti illegali e altri crimini transfrontalieri” come parte del progetto “Support to Integrated border and migration management in Libya – Prima fase (T05-EUTF-NOA-LY-04)”. Il progetto ha un costo totale di 46 300 000,00 euro finanziato dal Trust Fund UE (42 223 927.28 Euro), dall’Italia (2 231 256,00 Euro) e da finanziamenti paralleli sotto l’EU Internal Security Fund (1 844 816.72 Euro).

Questa attività – si legge nel documento – consiste in parte nel condurre una missione di valutazione congiunta nel sud della Libia, in particolare nelle aree della sezione di frontiera terrestre con il Niger, maggiormente colpite da attraversamenti illegali e altri crimini di frontiera, ad esempio l’area di frontiera n. 4, intorno alla capitale del distretto di Ghat nella regione del Fezzan nella Libia sud-occidentale; basandosi sulla raccolta di valutazioni esistenti e analisi pertinenti, se non già coperte da altri progetti finanziati dall’UE.

Tale missione avrebbe dovuto anche esplorare possibili strade per migliorare le condizioni economiche e sociali delle comunità locali, in modo che un’economia legale possa essere sviluppata come alternativa all’attuale profitto illegale derivante dal traffico di migranti e dalla tratta di esseri umani. L’analisi sarebbe dovuta essere condotta in piena complementarità e coordinamento con le attività in corso, anche nell’ambito dell’azione finanziata dal Fondo fiduciario “Gestire i flussi migratori misti in Libia attraverso l’ampliamento dello spazio di protezione e il sostegno allo sviluppo socioeconomico locale”, nonché analisi e attività provenienti da altri progetti come quelli a sostegno della mediazione e costruzione della pace.

Sulla base dei risultati di questa missione, sarebbe dovuto essere avviato un progetto pilota volto a creare o ripristinare in una di quelle aree di confine una struttura di LBG, da servire come centro logistico e operativo per il personale di LBG impegnato nel pattugliamento delle rotte del deserto utilizzate da trafficanti e contrabbandieri. Il progetto pilota sarebbe iniziato nell’area di confine n. 4, dove sarebbe stata istituita una sede operativa per circa 300 dipendenti, eventualmente ripristinando le strutture esistenti nella piccola città di Talwawet, non lontano da Ghat. Il personale sarebbe dovuto essere incaricato di interventi rapidi, supporto agli avamposti e logistica. Inoltre, 3 avamposti, collegati alla sede centrale e ciascuno che ospita 20 persone, dovrebbero essere ripristinati e adeguatamente ristrutturati e dotati di mezzi e attrezzature adeguati. Questo progetto, tuttavia, fu ampiamente respinto dalle comunità locali che occuparono l’aeroporto alla notizia dell’arrivo di personale militare italiano.

L’incontro odierno si è tenuto negli uffici presidenziali a Tripoli, alla presenza di una delegazione italiana che accompagnava il ministro Di Maio, dell’ambasciatore libico presso l’Unione Europea e del direttore del Dipartimento europeo presso il Ministero degli Affari Esteri, nonchè di funzianari ed ufficiali del Ministero degli Interni del Governo di Tripoli.

Incontro con la Russia

La Farnesina ha reso noto oggi inoltre che il prossimo 18 febbraio avrà luogo a Roma una riunione dei Ministri degli Esteri e della Difesa della Repubblica Italiana e della Federazione Russa (c.d. Formato 2+2). La riunione – si legge in una nota – sarà strutturata in due colloqui bilaterali tra i rispettivi Ministri degli Esteri e della Difesa, seguiti da una riunione plenaria. Al centro della riunione vi saranno diverse crisi regionali ed alcune sfide globali, con approfondite discussioni sulla situazione in Libia.

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