Mustafa al-Imam condannato a 236 mesi di carcere per l’attacco terroristico di settembre 2012 a Bengasi

A cura di Vanessa Tomassini.

Mustafa al-Imam, un cittadino libico di 47 anni, è stato condannato oggi negli Stati Uniti a 236 mesi di carcere per accuse di terrorismo federale per il suo ruolo negli attacchi dell’11 settembre 2012, alla Missione Speciale degli Stati Uniti e Annesso della CIA a Bengasi, nell’est della Libia. Nell’attentanto persero la vita l’ambasciatore J. Christopher Stevens e il personale del governo americano Sean Smith, Tyrone Woods e Glen Doherty.

Ad annunciarlo è stato l’assistente procuratore generale per la sicurezza nazionale John C. Demers, il procuratore americano per il distretto della Columbia Jessie K. Liu, il vicedirettore esecutivo della sezione di sicurezza nazionale dell’FBI Jay Tabb, ed il vicedirettore responsabile William F. Sweeney Jr dell’FBI.

“La sentenza odierna dimostra il costante impegno degli Stati Uniti a perseguire la giustizia contro coloro che commettono atti terroristici, non importa quanto lontano dobbiamo andare o quanto tempo ci vuole. Mustafa al-Imam ha svolto un ruolo importante nell’attacco terroristico che ha distrutto la Missione degli Stati Uniti e l’Annesso della CIA a Bengasi”, ha affermato il procuratore Liu. “Continueremo a lavorare con i nostri partner delle forze dell’ordine per perseguire la giustizia contro tutti coloro che hanno assassinato questi quattro eroi americani e che hanno ferito gravemente il nostro personale difendendo queste strutture statunitensi all’estero”.

“La tragica perdita di quattro vite americane negli attacchi di Bengasi non sarà mai dimenticata e la condanna odierna di Mustafa al-Imam è un promemoria importante di ciò”, ha dichiarato Jay Tabb, vice direttore esecutivo del National Security Branch dell’FBI. “L’FBI si impegna a indagare e consegnare alla giustizia tutti gli individui coinvolti in atti di terrorismo contro strutture o cittadini statunitensi e utilizzerà l’intera gamma delle nostre risorse per perseguire tali casi”.

“Mustafa al-Imam ha avuto un ruolo significativo nell’attacco di Bengasi del 2012, che alla fine ha causato la morte di americani”, ha affermato il vicedirettore William F. Sweeney, Jr aggiungendo: “Mentre nulla cambierà mai il risultato di questo orribile evento, la sentenza odierna è la conferma che la sicurezza degli americani, sia in patria che all’estero, civili o altro, sarà sempre la nostra massima priorità. Se commetti un atto di terrorismo, ti troveremo e ti consegneremo alla giustizia”.

Al-Imam era stato catturato in Libia il 29 ottobre 2017 e portato negli Stati Uniti per essere processato dal Tribunale distrettuale per il Distretto della Columbia. È stato dichiarato colpevole da una giuria, il 13 giugno 2019, a seguito di un processo di sei settimane, per il reato di cospirazione per fornire supporto materiale o risorse ai terroristi, nonchè per i reati di distruggere e ferire maliziosamente abitazioni e proprietà e mettere a repentaglio la vita nell’ambito della giurisdizione marittima e territoriale speciale degli Stati Uniti. La condanna era stata firmata dal giudice Christopher R. Cooper.

Secondo le prove del Governo americano, nella notte tra l’11 e il 12 settembre 2012, un gruppo di estremisti, armati di fucili AK-47, granate e altre armi, sono entrati nella Missione Speciale degli Stati Uniti a Bengasi, dando fuoco e facendo irruzione negli edifici. Durante quella violenza, l’ambasciatore Stevens, il signor Smith, e l’agente speciale Scott Wickland dei Servizi di sicurezza diplomatica, hanno coraggiosamente cercato di proteggersi. Quando gli aggressori hanno fatto irruzione nella residenza dell’ambasciatore, si sono rifugiati in un’area sicura. Tuttavia, quando gli attentatori non sono riusciti ad ottenere l’accesso a quell’area, gli stessi hanno dato fuoco alla residenza. L’ambasciatore Stevens e il signor Smith soffocarono per il denso fumo nero che avvolgeva la residenza. L’agente speciale Wickland, che ha cercato di trarre in salvo l’ambasciatore Stevens e il signor Smith, è stato ferito e colpito da ripetuti colpi di arma da fuoco.

Al-Imam arrivò alla Missione durante la fase iniziale dell’attacco, accompagnando Ahmed Abu Khatallah, il leader della milizia estremista Ubaydah bin Jarrah e uno dei pianificatori dell’attacco. Durante l’attacco alla Missione, al-Imam ha mantenuto i contatti con Khatallah in una serie di telefonate, tra cui una di 18 minuti che ha avuto luogo durante l’apice dell’attacco. I membri di Ubaydah bin Jarrah (UBJ), così come altri gruppi estremisti, sono stati ripresi da un video di sorveglianza durante l’attacco alla Missione. Dopo che il personale di sicurezza americano si ritirò dalla Missione, al-Imam, Khatallah, diversi membri dell’UBJ e altri estremisti entrarono nell’ufficio dell’ambasciata e rimossero informazioni sensibili, tra cui mappe ed altri documenti relativi alla posizione del compound della CIA a Bengasi. Ahmed Abu Khatallah, alias Ahmed Mukatallah, 47 anni, era stato condannato il 27 giugno 2018 a 22 anni di carcere.

Prima, durante e dopo l’attacco, Khatallah ha mantenuto i contatti con il suo gruppo. Inoltre, secondo le prove di Washington, per gran parte dell’attacco, si è posizionato sul perimetro del complesso e ha impedito ad altri, compresi i soccorritori, di arrivare sulla scena. Le prove hanno anche mostrato che Khatallah ha chiamato i leader di altri gruppi della milizia avvertendoli di non interferire.

A seguito dell’attacco alla Missione, nelle prime ore del 12 settembre 2012, le violenze sono continuate nell’Annesso della CIA, prima con spari e poi con colpi di mortaio di precisione. Durante la difesa del compound, il signor Woods, il signor Doherty, l’agente speciale David Ubben e lo specialista della sicurezza della CIA, Mark Tiegen, sono stati colpiti da un attacco con mortai di precisione, che hanno portato alla morte del signor Woods e del signor Doherty. L’agente speciale Ubben e il signor Tiegen furono gravemente feriti, ma sopravvissero.

Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha reso noto in un comunicato che questo caso è stato indagato dal Field Office dell’FBI di New York con sostanziale assistenza da varie altre agenzie governative, tra cui il Dipartimento della Difesa e le due agenzie vittime, la CIA e il Dipartimento di Stato. La sezione antiterrorismo della divisione di sicurezza nazionale ha fornito assistenza significativa.


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