Salamè a Paesi stranieri: “tenete lontano le mani dalla Libia”

Di Vanessa Tomassini.

L’inviato speciale del segretario generale delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salamè, a margine del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite parlando alla stampa ha dichiarato: “la situazione in Libia è particolarmente difficile in questo momento. Posso darvi molti esempi delle difficoltà che stiamo affrontando. Vorrei farvi l’esempio di ciò che è accaduto sabato sera quando dozzine di cadetti sono stati uccisi nell’accademia militare senza armi, completamente disarmati, da un attacco di droni che probabilmente è stato fatto da un paese che sostiene l’LNA”.

“Potrei anche parlarvi della situazione umanitaria perché sono sostanzialmente i libici a pagare il prezzo più caro per quello che sta succedendo, con nuove migliaia di sfollati ogni giorno, con dozzine di scuole chiuse a causa dei combattimenti. Decine di strutture sanitarie attaccate dai droni e dagli aerei ad ala fissa”. Ha aggiunto, chiarendo che per quanto riguarda l’attacco al College militare di Habeda, a sud di Tripoli, “sappiamo che è stato un paese che supporta l’LNA, ma esiste più di un paese che supporta l’LNA” in Libia.

Salamè commentando la decisione turca di inviare militari in Libia ha detto, allargando il discorso a tutti i Paesi stranieri, di tenere le mani lontano dalla Libia. “Il paese soffre troppo di interferenze straniere in diversi modi: nelle armi vendute ai libici, nelle armi date ai libici, in azioni militari straniere dirette in Libia, nella ricerca di basi permanenti in Libia. Tutti questi tipi di intervento diretto stanno rendendo le cose estremamente difficili. Ciò che chiedo al Consiglio di sicurezza , ciò che chiedo a tutti questi paesi è molto chiaro, restate fuori dalla Libia. Ci sono abbastanza armi in Libia, non hanno bisogno di armi extra. Ci sono abbastanza mercenari in Libia, quindi smettete di inviare mercenari come in questo caso, con centinaia o migliaia che in questo momento stanno arrivando nel paese in ritardo”.

Bisogna tornare al principio. “Esiste una risoluzione che chiede l’embargo sulle armi da e verso la Libia, coloro che hanno votato su questa risoluzione hanno necessariamente bisogno di attuarla. Se tutti violano l’embargo sulle armi, è un problema, ma se coloro che hanno adottato l’embargo sulle armi lo stanno violando, è un problema ancora più grande”. Ha avvertito l’inviato.

“So che molti paesi hanno sostenuto Haftar. Non voglio individuare i memorandum d’intesa tra GNA e Turchia come qualcosa di completamente diverso – ha detto Salamè puntualizzando che – quando sono andato in Libia nell’estate del 2017, c’erano già migliaia di mercenari. Il Paese non ha bisogno di più mercenari, non ha bisogno di più armi, ecco perché chiediamo a tutti i Paesi di fermare le interferenze. Faccio distinzione tra ciò che sta accadendo in Oriente e ciò che sta accadendo in Occidente. Uscite dall’incubo libico, è quello che chiedo a tutti i paesi. Rimanere fuori da questa situazione perché non esiste una soluzione militare. Più diamo speranze da questa parte o da quella parte, più rendi la situazione politica estremamente divisa. Quindi meglio evitare di intensificare e internazionalizzare questo conflitto”.

Alla domanda cosa ha chiesto al Consiglio di sicurezza per impedire che cià accada, che Paesi come la Turchia ed altri, interferiscano in Libia, Salamè ha dichiarato: “lascio ad altri decidere la legittimità delle cose, ciò che è chiaro per me è che il Consiglio di Sicurezza si è riunito 14 volte sulla Libia dal 4 di aprile 2019 e non ha prodotto una risoluzione su un cessate il fuoco. Mi preoccupo per i libici, e loro chiedono: dov’è la comunità internazionale? Dov’è la comunità internazionale che nel 2011 ha dichiarato che proteggerà i civili? Ora i civili vengono attaccati, dozzine di scuole vengono attaccate, dozzine di strutture sanitarie vengono attaccate. Le persone stanno lasciando le proprie case, 14000 civili registrati e oltre 300000 non registrati hanno lasciato la propria casa. Cosa dico loro? Alla comunità internazionale non interessa, non è in grado di produrre una risoluzione delle Nazioni Unite che chieda un cessate il fuoco? Questo è il nocciolo della questione”.

Salamè ha concluso dicendo che la Libia non è solo una storia di petrolio, la Libia non è solo una storia di gas, la Libia non è solo una storia geopolitica, è anche una storia umana e la gente sta soffrendo e per nessun altro motivo ma per il fatto che non esiste un chiaro messaggio internazionale. “La mia sensazione è che se lasciamo da sola la Libia, ciò che sta accadendo avrà un impatto anche sui paesi vicini e penso che dovremmo preoccuparci della stabilità di altri paesi, molto fragili. Ad est, a sud e ad ovest, c’è una sorta di pigrizia nel riconoscere la gravità della situazione libica. Lo dico da molto tempo, ma alla luce di ciò che sta accadendo nelle ultime tre settimane, con inviti alla Jihad, accordi con altri Paesi per fornire armi, con l’attacco contro Sirte oggi, le cose stanno diventando molto più serie. Spero che questo aggravamento della situazione ci apra gli occhi sul fatto che è dannoso per sei o sette milioni di libici, ma anche per i paesi vicini e per la pace e la sicurezza nel Mediterraneo”. Riguardo ai Paesi che si sono rifiutati alla risoluzione per un cessate il fuoco Salamè ha risposto: “ho nomi nominati”.

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