Caso Lolli. Telefonata anonima a Speciale Libia: “A Misurata combatteva contro i terroristi”

Di Vanessa Tomassini.

Le agenzie di notizie, riportavano questa mattina, la condanna all’ergastolo dell’imprenditore Giulio Lolli, accusato di terrorismo e fiancheggiamento al gruppo estremista separatista di Bengasi. La condanna sarebbe stata emessa dalla Corte penale di Tripoli. Dopo la pubblicazione della nota di agenzia, Speciale Libia ha ricevuto una telefonata anonima che afferma che l’ex patron di Rimini Yatch non avrebbe avuto alcun collegamento con i gruppi estremisti di Bengasi, nella fattispecie con il Consiglio della Shura di Bengasi.

La persona al telefono sostiene che Lolli sia vittima di un complotto. “Ho conosciuto Lolli a Tripoli, mentre viveva ad Hay-al-Handalus tra il 2016 e il 2017. Si faceva chiamare Karim ed era diventato comandante delle motovedette di Misurata. Sembra collaborasse anche con il Governo Gentiloni nella formazione della Guardia Costiera libica per il contrasto all’immigrazione clandestina”.

In un’intervista al Corriere della Sera, pubblicata il 16 maggio 2018, Lolli dichiara a Francesco Battistini, di farsi chiamare Karim, di aver ribattezzato il suo Bertram, lo yacht che s’era portato via nella fuga da Rimini, col nome di Bukha Al Arabi, in onore del più famoso eroe della rivolta di Bengasi. L’imprenditore latitante affermava, inoltre, di aver caricato cibo e farmaci, ossigeno e medici, e di essere salpato a recuperare gli sfollati di Bengasi, i feriti di Derna, i perseguitati di Sirte.

«Una decina di spedizioni. Pericolosissime. Ho salvato 4-500 persone dall’Isis e dai soldati di Haftar. Decine di famiglie su barconi semiaffondati. M’hanno anche sparato addosso». Lolli dichiarava nella lunga intervista di essere coi «towar, i rivoluzionari di Misurata. Hanno una Marina militare, sono il loro capitano: mi proteggono e li proteggo. Faccio service sulle barche. Qualcuna la vendo, qualcuna la porto ».

La telefonata misteriosa, afferma inoltre che Lolli stesse così bene a Tripoli da voler portare con sè anche la mamma. “Credo che l’accusa per terrorismo non sia fondata, ma che Lolli sia scomodo a qualcuno che oggi è tornato al potere. E’ stato sicuramente il Governo italiano a chiedere l’arresto al Governo di Accordo Nazionale libico”.

L’imprenditore bolognese, noto per la doppia vendita degli yacht, era stato prelevato da casa alla fine di ottobre 2017 dagli uomini della Rada, la forza speciale di deterrenza affiliata al Ministero dell’Interno libico del Governo tripolino. L’imprenditore della Rimini Yacht, fallita con un buco milionario dopo una serie di truffe ai danni di acquirenti di imbarcazioni di lusso, è detenuto nel carcere di Tripoli da novembre 2017, quando fu prelevato dalla sua abitazione sotto gli occhi della giovane moglie Sawsan, da un gruppo di milizie di Serraj.

Per cercare di comprendere la vicenda abbiamo contattato l’avvocato Antonio Petroncini, il legale che lo ha assistito in tutte le sue vicende italiane. “A quanto mi risulta – ha detto l’avvocato – l’accusa di terrorismo non è fondata, sebbene io non lo abbia seguito per le vicende libiche. Pare invece confermata la notizia che sia stato condannato all’ergastolo”. L’avvocato ha affermato di non essere in grado di rilasciare ulteriori informazioni. “Quello che posso dirvi- ha concluso ai microfoni di Speciale Libia- è che speriamo che si creino le condizioni affinchè possa rientrare in Italia presto”.

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