La guerra a Tripoli entra in una nuova fase. Serraj incontra al-Juwaili

Il generale Mohammed al-Manfour, a capo dell’aviazione delle forze armate libiche sotto l’egida del feldmaresciallo Khalifa Haftar, ha annunciato una nuova fase della guerra a Tripoli. “L’esercito ha esaurito tutte le forme di risposta tradizionali” ha affermato al-Manfour, sottolineando che l’esercito libico darà il via nelle prossime ore ad una serie di attacchi senza precedenti dalle varie postazioni intorno a Tripoli e via aerea. Il Libyan National Army (LNA) sembrerebbe pronto ad una nuova offensiva, soprattutto dopo il recente massacro di oltre trenta militari in cura nell’ospedale nella città di Gharian. Il generale ha confermato inoltre che l’LNA entrerà a Tripoli e le operazioni andranno avanti fino a quando la capitale non sarà liberata dai gruppi armati che oggi la controllano.

L’aviazione di Haftar intensificherà i raid aerei verso i siti logistici delle milizie del Governo di Accordo Nazionale (GNA) ed ha invitato per tanto i cittadini di Tripoli ad allontanarsi da tali aree e a collaborare con l’esercito per la loro protezione. Va ricordato che le milizie del GNA, il Governo riconosciuto dalle Nazioni Unite, gestisce i centri di detenzione migranti, che usano come scudi umani. I centri di detenzione, infatti, vengono utilizzati dalle stesse milizie come basi logistiche, per immagazzinare armi e veicoli. Intanto a Tripoli il premier Fayez al-Serraj, appena rientrato dall’Italia, ha incontrato il comandante del suo esercito, Osama al-Juwaili, per affrontare gli ultimi sviluppi della sicurezza e della situazione militare nella capitale e nei suoi sobborghi. L’ufficio media del Consiglio presidenziale ha dichiarato che l’incontro si è concentrato sulla “revisione del coordinamento tra le varie aree militari, gli assi e le linee dei combattimenti, nonchè i meccanismi di azione”.

La visita di al-Serraj a Milano è arrivata per la preoccupazione del premier di perdere il sostegno italiano, nel momento in cui alla Camera molti partiti iniziano a dividersi  e ad interrogarsi se interrompere le collaborazioni con la Libia. A tal proposito va ricordato che almeno dieci migranti sono morti di stenti nei centri di detenzione gestiti dai gruppi affiliati al Governo di Serraj.

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