A Sabha i Fratelli Musulmani e il Governo delle milizie rivelano la loro vera faccia. Daesh conferma

Di Vanessa Tomassini.

Pochi giorni dopo l’annuncio del redivivo Abu Baker al-Baghdadi, Daesh ha rivendicato l’attentato terroristico che ha colpito il centro di addestramento del battaglione Jibril Baba, a Sabha, capoluogo della Libia meridionale. L’attacco alla base militare appartenente al Comando generale delle forze armate libiche guidate dal Maresciallo Khalifa Haftar, ha causato la morte di nove militari, alcuni decapitati, e la liberazione di criminali e terroristi che erano stati catturati durante le operazioni dell’LNA nel sud della Libia. Il sedicente stato islamico ha pubblicato le foto del sanguinoso attentato che segue l’appello di al-Baghdadi contro l’esercito libico. Le immagini mostrano alcuni corpi decapitati e la profanazione della bandiera libica, mentre i media filo Governo di Accordo Nazionale affermano che sarebbe stato condotto dalla cosiddetta forza di protezione del sud, guidata da Hassan Musa Souki, affiliata al consiglio presidenziale di Fayez al-Serraj. Le pagine dei social network delle milizie di Serraj e quelle di Daesh rivendicano la responsabilità dei fatti avvenuti questa mattina all’alba al centro di addestramento di Sabha, palesando una stretta collaborazione tra il Governo riconosciuto dalle Nazioni Unite e i più feroci gruppi terroristici, riportando alla memoria quanto accaduto nel 2014 e non solo.

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“I fratelli musulmani e il Governo delle milizie stanno gettando la loro maschera e rivelando la loro vera identità”. Afferma Ahmed Bn Nail, che ha perso suo fratello nel massacro di Brak el-Shati del 18 maggio 2017. Bn Nail, che rappresenta l’organizzazione delle famiglie delle vittime di Brak el-Shati, aveva detto in una precedente intervista che l’attacco allora “era stato condotto da gruppi estremisti affiliati ad al-Qaeda e Daesh e dagli uomini della Terza Forza di Misurata, controllata dal Consiglio di Presidenza del Governo di Accordo Nazionale, sotto l’egida del generale Jamal Triki e di Mohammed Kulaioan”. Oggi, se da un lato le pagine delle milizie di Serraj affermano di aver condotto l’offensiva dall’altro “i soldati del califfato” si assumono la responsabilità dell’uccisione degli elementi delle forze armate, definiti “apostati”. Ahmed aggiunge “non hanno mai ammesso di aver compiuto la strage di Brak Shati, per cui ancora attendiamo una verità. L’unica differenza con l’attacco di oggi è che non si nascondono più. I paesi della costa europea dovrebbero smettere di sostenere questo Governo che non è riconosciuto dai libici ma soltanto dalle milizie”. Un appello ripreso anche dal Consiglio municipale di Sabha che ha condannato l’attentato, giunto alla vigilia del mese sacro del Ramadan, invitando la comunità internazionale a sostenere gli sforzi dell’esercito libico contro la criminalità e il terrorismo. Intanto il portavoce del Sabha Medical Center, Osama al-Wafi, ha confermato che l’ospedale ha ricevuto “9 martiri tra i 24 e i 35 anni tutti in uniforme militare, uno è stato decapitato ed uno bruciato, mentre gli altri sono stati uccisi da colpi di pistola e al petto”.

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Ahmed Bn Nail e suo fratello, ucciso a Brak Shati il 18 maggio 2017 dalle milizie di Serraj ed al-Qaeda
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