Esclusiva. Ancora violenza tra Tebu e Alahaly a Murzuq

***Attenzione l’articolo contiene immagini che potrebbero urtare la vostra sensibilità.

Di Vanessa Tomassini.

Aumenta la tensione per via di una nuova ondata di assassinii tra le tribù Tebu ed Alahaly nella città di Murzuq, città del sud-ovest della Libia nella antica regione del Fezzan, dove di recente ha fatto il suo ingresso la coalizione del Libyan National Army (LNA). Fonti locali sostengono che nella notte tra il 5 e il 6 marzo tre giovani Tebu sarebbero stati uccisi. Per vendetta, un gruppo armato composto da membri della tribù Tebu avrebbero fatto irruzione nell’abitazione di Abdullah Saleh Ali Abdullah, uccidendo il padre e suo figlio di 14 anni.

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Oggi un altro uomo è stato assassinato subito dopo le preghiere del venerdì. Diverse famiglie accusano i Tebu dell’uso indiscriminato della violenza ed hanno fatto appello al Libyan National Army (LNA) di proteggerle. In questo contesto, il maggior generale Ali Al-Qatani, a capo della 73ma brigata di fanteria, ha dichiarato che l’esercito nazionale è composto da tutte le strutture sociali della Libia, e non accetta la presenza di tribalismo o regionalismo all’interno della sua struttura, precisando che la dottrina militare non riconosce nemmeno le distinzioni tra sud, ovest ed est. Il comandante ha sottolineato l’importanza dell’impegno dei membri delle forze armate di rispettare gli ordini, in particolare per quanto riguarda il contatto con i civili, incluse donne e bambini, al fine di preservare l’immagine dell’esercito nazionale. Ha esortato inoltre i membri del battaglione a rimanere in allerta per annunciare la liberazione del sud, e ad essere pronti a lasciare le postazioni militari in caso di ordine di trasferimento. Il discorso arriva dopo che la scorsa settimana nella stessa Murzuq, la tribù Tebù aveva denunciato la distruzione e l’incendio di un centinaio di abitazioni, numeri che si sono rivelati in realtà di molto ridotti dopo la diffusione sui social network di video amatoriali che celebravano l’arrivo dell’esercito. In molti sostengono che sia necessario un intervento di mediazione, tra tribù, parallelo a quello militare.

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