Serraj: “no alla soluzione militare e alle interferenze straniere”. Nominato il nuovo capo di Stato Maggiore

Di Vanessa Tomassini.

Il presidente del Consiglio del Governo di Accordo Nazionale, Fayez al-Serraj, ha reso noto nei giorni scorsi una decisione datata il 5 febbraio in cui nomina Mohammed al-Shareef, nuovo capo di Stato Maggiore, in sostituzione di Abdul Rahman al-Taweel. La decisione elegge inoltre il maggiore generale Salim Juha come assistente al capo di Stato Maggiore. La decisione arriva in concomitanza alla nomina di Ali Kanna come comandante della regione militare di Sabha per sedare le violenze nel sud della Libia dopo 15 giorni dall’inizio delle operazioni del Libyan National Army, guidato dal maresciallo Khalifa Haftar. Juha, che è il comandante della principale milizia di Misurata, ha partecipato attivamente ai colloqui di riunificazione dell’esercito libico che si sono tenuti in Egitto negli ultimi mesi. In questo contesto, il Ministro dell’Interno, Fathi Pashagha, parlando ai microfoni della televisione Al-Hurra, ha riconosciuto un ruolo nazionale al capo dell’esercito orientale che ora controlla l’intera Libia meridionale ad eccezione di Murzuq. Nella stessa intervista, Pashagha riconosce che i libici sono stanchi delle milizie e che il Governo è arrivato ad un punto morto con loro. Il ministro ha poi affermato che ha fatto appello alle parti firmatarie dell’Accordo di Skhirat, Camera dei Rappresentanti ed Alto Consiglio di Stato, per trovare una soluzione ai gruppi armati a Tripoli, che ostacolano il lavoro dello stesso Governo. Il presidente Fayez al-Serraj, durante il suo discorso per l’ottavo anniversario della rivoluzione del 17 febbraio, ha chiamato tutte le parti in Libia al coordinamento militare per combattere il terrorismo, avvertendo delle gravi conseguenze del perdurare della divisione politica in atto. Serraj ha sottolineato che tutti devono essere consapevoli che non c’è posto per le soluzioni militari alla crisi Libia, ribadendo il rifiuto a qualsiasi movimento individuale che ha lo “scopo apparente” di combattere il terrorismo, mentre i suoi leader si propongono di ottenere guadagni personali. Il premier ha anche condannato le interferenze straniere negative negli affari interni della Libia, in un momento in cui il paese ha bisogno di sollecitare il dialogo tra la gente. L’estensione del controllo e il riconoscimento di Haftar come potere forte crea preoccupazioni sul futuro della Libia: “che cosa accadrà se l’uomo forte di Tobruk dovesse morire?”. E’ questa la domanda che in molti si pongono, ricordando scenari funesti che ancora oggi assediano il Paese nordafricano dopo 8 anni dalla deposizione di Muammar Gheddafi.

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