Sfollati Tawergha. Facciamo il punto col Ministro per i Rifugiati Yousef Abubakr Jalal

A cura di Vanessa Tomassini.

Alla fine dell’anno scorso il Consiglio Presidenziale rappresentato da Fayez al-Serraj aveva annunciato per il 1mo febbraio 2018,  l’inizio del ritorno a casa del popolo di Tawergha, sfollato dal 2011. Tuttavia, malgrado gli sforzi fatti dal Governo di Tripoli e dalla comunità internazionale, il ritorno è stato ostacolato dal Consiglio municipale di Misurata, città che ne detiene la giurisdizione, e le sue milizie. Da febbraio, gli sfollati interni vivono in condizioni disumane, in abitazioni di fortuna istallate nella zona di Qarara Al-Qatif  dove, come è accaduto venerdì scorso, il vento spazza via le tende fatiscienti.

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Nei giorni scorsi, un membro del Consiglio comunale di Tawergha aveva denunciato le difficili condizioni umanitarie, la mancanza di alcuni farmaci di routine per diabetici, per la pressione e per il cuore, la mancanza dei trattamenti per la cura di punture di scorpioni e morsi di serpenti, aggiungendo inoltre che le tende in cui vivono gli sfollati sono rovinate dal calore del sole cocente della Libia, aggiungendo che rettili e insetti come scorpioni e mosche aumentano la sofferenza delle famiglie. I casi di puntura di scorpioni sono registrati ogni giorno, così come i casi di morsi di serpente. Per cercare di capire cosa sta accedendo, se ci sono o meno dei progressi verso l’agoniato ritorno, abbiamo incontrato il Ministro per i Rifugiati del Governo di Accordo Nazionale, Yousef Abubakr Jalal.

 

-Signor Ministro, ci sono novità sul processo di ritorno del popolo Tawergha?

Il progresso raggiunto è quello di formulare una carta sociale tra il comune di Misurata e il Consiglio locale Tawergha, rivista dai saggi delle due città, come è stato annunciato durante una riunione congiunta dove erano presenti  un certo numero di tribù e municipalità coordinate tra di loro per consentire al popolo di Tawergha di tornare nella loro città, garantendo sicurezza e stabilità“.

-Quali sono le ragioni del mancato ritorno? E’ vero che le milizie hanno richiesto 150 milioni al vostro Governo?

“Le ragioni più importanti per il fallimento del ritorno sono la mancanza di un’adeguata sicurezza ed il mancato coordinamento tra tutti i componenti delle due città . Per quanto riguarda la seconda parte della sua domanda, non sono formalmente a conoscenza di questa richiesta”.

-Come procede la riabilitazione della città?

Il popolo Tawergha sta vivendo in condizioni difficili per tutti gli aspetti della vita. La ricostruzione avverrà attraverso le varie istituzioni statali, sia nel suo campo che nella preparazione di piani di sviluppo globali”.

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-Chi sosterrà i costi per il ripristino delle reti elettriche, fognarie e di tutti i servizi di base? C’è un impegno in questo senso da parte della Comunità Internazionale?

“Chi pagherà la restituzione dell’elettricità è lo Stato rappresentato dalla Società Elettrica Generale. Il sostegno internazionale verrà dopo la stabilità e dopo l’inizio della ricostruzione vera e propria. Ci sono già promesse da parte della comunità internazionale ed in particolare dai vari organismi delle Nazioni Unite”.

-Come è possibile che una sola città impedisca la realizzazione di una decisione di un intero Governo, supportato per giunta dalla comunità internazionale?

“Non so, dovrebbe fare questa domanda ai rappresentanti del Comune di Misurata…”.

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