La Direzione di Sicurezza di Tripoli ha negato tramite un comunicato stampa pubblicato sulla pagina ufficiale delle Relazioni con il Pubblico, le notizie circolate da ieri sera sui social network ed alcuni media (anche italiani) su un improbabile assedio degli uffici presidenziali. Malgrado la tensione resti alta per via degli scandali denunciati dall’Audit Bureau, equiparabile alla Corte dei Conti italiana, la situazione a Tripoli sembra essere tranquilla, nonostante i timori, o le speranze di alcuni, per una rappresaglia contro il Governo di Fayez al Serraj.

Molti canali hanno anche parlato di un’occupazione da parte di gruppi armati delle sedi della tv di Stato, i cui impiegati raggiunti al telefono affermano di non aver ricevuto alcuna visita e che la sicurezza è garantita dalle forze del Ministero dell’Interno come sempre. Come dimostrano alcune foto diffuse dallo stesso Ministero, la sicurezza delle istituzioni, in particolare della sede presidenziale ed altri luoghi ad alto rischio, è assicurata dalla guardia presidenziale sotto l’egida del generale Najmi Al-Nakua e dalle forze speciali di Deterrenza.

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Foto: Tripoli, Vanessa Tomassini (C) NG

Una fonte del Ministero dell’Interno ci ha spiegato che “il livello di attenzione resta alto per diverse ragioni: il rischio di attentati durante il mese sacro del Ramadan, un certo scontento popolare alimentato dalle false notizie diffuse sui social network e il recente arresto di esponenti del Fronte di lotta Popolare che stavano progettando atti di sabotaggio“. Malgrado il Governo faccia fatica ad ammetterlo, la sua popolarità non è stata mai così compromessa soprattutto dopo la rivelazione degli sprechi presidenziali e di altri organi che hanno buttato al vento centinaia di milioni di dinari libici, mentre migliaia di rifugiati interni faticano a sopravvivere, dopo le piogge invernali ora costretti al sole cocente della Libia.

Non va dimenticato neanche il conflitto d’interessi tra il Consiglio presidenziale e il Ministro della Difesa ancora sospeso per il massacro di Brak Shati e tantomeno la recente riconciliazione tra Misurata e Zintan che ancora non finisce di convincere Tripoli e gli uomini di Haytham al Tajouri.

 

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