Haftar invita i libici a combattere contro l’invasione turca

Di Vanessa Tomassini.

Il feldmaresciallo Khalifa Haftar, comandante generale dell’Esercito libico nazionale (LNA) ha lanciato un appello alla Nazione affinchè tutti i libici si armino in risposta all’invio di truppe turche in Libia, in sostegno del Governo di Tripoli, guidato dal premier Fayez al-Sarraj. “Noi accettiamo la sfida e dichiariamo la jihad e una chiamata alle armi”, ha detto Haftar venerdì sera in un discorso trasmesso a reti quasi unificate. Il felmaresciallo ha invitato tutti i libici ad armarsi: “uomini e donne, soldati e civili, per difendere la nostra terra ed il nostro onore”.

Haftar ha invitato i popoli arabi ad insegnare una lezione ad Erdogan “che sia una lezione per tutti i tiranni nel mondo”. Ha poi spiegato che le forze armate libiche sono determinate a sconfiggere l’aggressione e a liberare la Libia dalle milizie e dal terrorismo. “Libici, dovete rafforzare la fiducia nel vostro esercito. Il nemico ci ha dichiarato guerra pubblicamente e ha deciso di invadere il nostro Paese”. Ha sottolineato, annunciando una mobilitazione generale che è stata sostenuta dai Consigli sociali delle maggiori tribù, tra cui Werfalla ed al-Hasnawnah. Anche la figlia del rais, Aisha al-Gheddafi aveva inviato un messaggio al suo popolo giovedì contro la neo-colonizzazione turca.

Il Parlamento turco ha approvato giovedì l’invio di truppe in Libia su richiesta di un supporto militare da parte del governo di Sarraj, con il quale ha firmato due Memorandum di Intesa in materia di cooperazione militare e competenza marittima, il 27 novembre 2019 ad Ankara. Secondo Haftar ora non è più una questione di liberare Tripoli dalle milizie, ma di affrontare un colonizzatore che vuole riprendere il controllo della Libia, un’ex provincia dell’Impero Ottomano. In questo contesto, l’LNA è stato in grado di abbattere l’ennesimo drone turco a sud della capitale, dove vanno avanti i combattimenti e i bombardamenti indiscriminati che hanno raggiunto le aree residenziali.

Va detto inoltre che il coinvolgimento di attori stranieri a sostegno di Serraj ha superato quello nazionale. Alcuni membri delle milizie della cosidetta Tripoli Protection Force, compresi i loro leader, hanno già lasciato il campo di battaglia rifugiandosi nei Paesi vicini dopo l’arrivo di ribelli siriani ed estremisti dai quali hanno da subito preso le distanze. Ieri l’Ambasciata degli Stati Uniti in Libia ha annunciato in un tweet di aver elaborato un piano per smantellare le milizie nel tentativo di facilitare il dialogo tra le parti e ritornare al processo politico. L’ambasciata USA e la Missione Onu sono state criticate per le loro dichiarazioni ben distanti dall’escalation di violenza in corso sul terreno.

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