Prosegue lo scontro tra Marina libica e ONG

Di Vanessa Tomassini.

La Marina Militare libica ha dichiarato di non aver mai minacciato qualsiasi nave appartenente ad organizzazioni europee, coinvolta in operazioni di salvataggio nel Mediterraneo, smentendo la ONG tedesca Sea-Eye che sabato aveva affermato che le forze di sicurezza libiche avrebbero sparato colpi di avvertimento contro la nave Alan Kurdi durante un’operazione di salvataggio a largo delle acque libiche.

In una dichiarazione rilasciata questa mattina, la Marina sottolinea che le sue navi di pattuglia non hanno intercettato o minacciato nessuna nave delle ONG, precisando che “non cederà in alcun modo i suoi diritti sovrani che esercita nelle sue acque territoriali”. La Marina ha invitato inoltre le ONG a rispettare il Memorandum di condotta nelle operazioni di recupero e salvattaggio in acque libiche, in modo da consentire il salvataggio delle vite dei migranti e il rispetto dei diritti di tutte le parti in spirito di collaborazione.

Lo scontro tra le autorità libiche e le ONG è già stato denunciato in passato. Lo scorso 11 marzo, in una intervista a Speciale Libia, il comandante delle motovedette di Tripoli della Guardia Costiera Libica, Abu Ajila Abdelbari, aveva affermato che “la ragione principale per la diminuzione del numero di migranti e di arrivi è rappresentata dal fatto che le organizzazioni non governative (ONG) sono fuori dai giochi. Se le ONG dovessero tornare ad operare in mare, e soprattutto in acque libiche, assisteremo ad un aumento sproporzionato delle partenze, nonché di migranti sulle coste libiche”.

Il comandante aveva aggiunto che se le navi delle ONG fossero tornate avremmo assistito ad un aumento esponenziale di migranti, “i quali sanno che compiere il viaggio via mare su piccoli gommoni è difficile, ma qualora percepissero che c’è di nuovo una chance, che c’è qualcuno pronto ad aspettarli in mare ed aiutarli, anche tutte le persone straniere che oggi stanno lavorando in Libia proveranno a raggiungere l’Italia. Non dobbiamo dimenticare inoltre che è stato dimostrato che alcuni trafficanti erano in contatto diretto con il personale delle ONG”.

In una intervista realizzata dalla giornalista italiana Francesca Mannocchi e trasmessa venerdì dal programma di La7 “Propaganda Live”, Abd al-Rahman al-Milad, meglio noto come Bija, ex capo della Guardia Costiera di Zawiyah, inserito nelle liste sanzionatorie delle Nazioni Unite per traffico di esseri umani e contrabbando di petrolio, ha ricordato che la cooperazione tra la Guardia Costiera libica e l’Italia andava avanti da anni e non da pochi mesi. “In quel periodo la Guardia Costiera era debole prima dell’arrivo delle motovedette italiane – dichiara Bija a Mannocchi aggiungendo che – le ONG erano a 6/7 miglia dalla spiaggia libica e dopo due ore che partivano i migranti arrivavano le NGO”.

Il trafficante, che accusa gli esperti delle Nazioni Unite di basarsi su dati contenziosi ricavati dai social network, rivela inoltre che in un incontro con il colonnello Ayub Qassim è stato chiesto di spingere le ONG a 60 miglia della costa. “Quando abbiamo mandato via le ONG, l’immigrazione è diminuta” sottolinea Bija, spiegando che la Guardia Costiera libica non si è trovata a combattere solo le ONG, ma anche quei Paesi che le finanziano. E’ interessante notare che nell’intervista di La7, Bija incontra la giornalista Francesca Mannocchi in uniforme e con un funzionario che sembra essere appartenente alla Guardia Costiera, malgrado le sanzioni dell’Onu e un mandato di arresto emesso dal procuratore generale di Tripoli.

A tal proposito, il Ministero dell’Interno del cosidetto Governo libico di Accordo Nazionale, ha denunciato quella che definisce “l’ospitata di un funzionario di sicurezza ricercato in un canale televisivo italiano”. Il Ministero afferma che Abd al-Rahman al-Milad indossa una uniforme simile a quelle indossate dagli aggressori alla capitale Tripoli. Denuncia inoltre che Bija non appartiene al Ministero degli Interni in quanto la Guardia Costiera e la Marina sono affilate al ministro della Difesa, ruolo ricoperto ad interim dal premier Fayez al-Serraj, che è anche capo supremo del cosidetto esercito occidentale. La nota precisa inoltre che il capo della sezione Investigazioni dell’Ufficio del Procuratore Generale ha emesso un mandato di arresto aggiungendo che la Banca Centrale Libica aveva smesso di pagare il suo stipendio e congelato i suoi rapporti bancari con istituti finanziari commerciali.

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