Nato in Libia, senza identità

Di Vanessa Tomassini.

“L’ospedale ha rifiutato di accettare mia madre quando mi ha dato alla luce perché mio padre aveva una carta d’identità del Niger. Uno dei suoi amici ha dato a mio padre un documento affinché mia madre potesse partorire in ospedale. Sono nato col nome di Muhammad Abu Bakr Ahmad, questo non è il mio vero nome. Non ho documenti oltre a un certificato, un certificato di nascita e un certificato di vaccinazione. Non ho potuto studiare e non potrei nemmeno lavorare, mio fratello è stato licenziato dal lavoro perché non aveva un numero nazionale”. Accade anche questo nel mosaico libico, che non finisce mai di sorprendererci e che ad ogni occhiata si aggiunge un nuovo tassello. A parlare è Mohamed El Swedy, 18 anni, di Sabha, nel sud della Libia. “Mia madre e mio padre sono separati, la mia famiglia è composta da 9 persone: due sorelle vivono con mia madre a Zuwara, mio fratello vive a Sirte e lavora in un ristorante, mentre io vivo a Sabha con mio padre e tre fratellini, il più grande di loro ha dieci anni e gli altri 7 e 5. Lavoro in un negozio di alimentari dalle 15 alle 23″.

-Quindi tu e tutti i tuoi fratelli non avete nessun documento?

“Esatto, per la Libia non esistiamo. Non possiamo viaggiare, non possiamo avere una vita normale. Non possiamo studiare e non potremmo nemmeno lavorare”.

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L’attestato di merito di Mohamed per aver frequentato il corso d’insegnamento del Corano in una moschea di Sabha, capoluogo del sud della Libia

-Come hai imparato a scrivere in arabo?

“Ho studiato l’arabo nella moschea dove insegnano il Corano”.

-Tu e la tua famiglia avete sempre vissuto in Libia stabilmente?

“Sì, mio padre e mia madre sono originari del Niger, ma io e i miei fratelli siamo tutti nati in Libia e abbiamo sempre vissuto qui. Nessuno di noi ha i documenti e per questo non abbiamo accesso agli studi. Mia mamma ha i documenti del Niger, noi nemmeno quelli. Anche se volessi andare in Niger, non posso perché non posso lasciare la Libia e non parlo nemmeno la loro lingua. La Libia non ci riconosce e per il Niger non esistiamo. Cosa faresti tu al mio posto? Cosa dovrei fare, venire in Europa attraverso le barche della morte per esempio?”.

Ottenere i numeri nazionali in Libia è molto difficile. Come Mohamed, almeno 50mila persone sono nate, vivono e lavorano in Libia senza identità. La maggior parte di questi abitano le aree al confine con Ciad, Niger e Sudan e sono figli di tribù nomadi o semi nomadi, che si sono stabilite in Libia. Ahmed, un giovane attivista libico del Fezzan ci conferma che situazioni come quelle del giovane Mohamed sono molto diffuse a Sabha, Murzuq, Opare. “Questi ragazzi giocano noi, crescono con noi, ma non hanno alcun riconoscimento da parte dello Stato che considera illegale qualsiasi forma di diversità”.

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