Facciamo il punto con Mauro Indelicato

A cura di Vanessa Tomassini.

Con Mauro Indelicato, giornalista per IlGiornale.it e direttore di InfoAgrigento.it, laureato in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Palermo, città dove sviluppa la sua curiosità per il Mediterraneo, per i suoi popoli e per le sue culture, facciamo il punto dei fatti più recenti accaduti in Libia.

-Guerra a Tripoli. Abbiamo visto che l’aeroporto di Mitiga resta chiuso, quali sono gli ultimi sviluppi?
“Purtroppo le ultime notizie parlano di una nuova chiusura a causa di un ennesimo attacco portato nelle vicinanze dello scalo. In pratica Tripoli è sempre più isolata, l’aeroporto più vicino in cui atterrano i voli commerciali è quello di Misurata, a 200 km di distanza. Questo sembra un dettaglio, in realtà non lo è: Tripoli prima della guerra aveva due aeroporto, adesso ne ha soltanto uno che funziona a singhiozzo, ecco il segno che sta lasciando giorno dopo giorno la guerra in Libia. Delle scorse ore è l’appello dell’inviato dell’Onu in Libia, Ghassan Salamé, per la riapertura dello scalo e fare in modo che l’aeroporto non diventi bersaglio delle parti in causa. Ma credo purtroppo si tratti di un appello vano”.

-Ci siamo lasciati prima della pausa estiva con preoccupanti episodi di violenza a Murzuch. Qual è la situazione nel sud della Libia?
“Sotto il profilo degli scontri, la situazione sembra più tranquilla. Tuttavia le tensioni restano, così come la paura dei cittadini che temono di rimanere invischiati all’interno di lotte settarie e tra le varie milizie in campo. Le ultime informazioni riscontrate parlano inoltre dell’arrivo di rifornimenti e munizioni dall’est della Libia a favore delle truppe del feldmaresciallo Khalifa Haftar in zona: per il generale della Cirenaica è importante mantenere il controllo dei punti principali del Fezzan, Murzuch dunque potrebbe essere una località ancora più strategica già nei prossimi mesi”.

Mauro Indelicato, giornalista

-Dopo la sparizione del membro del Parlamento, Seham Sergewa, il capo dell’Autorità del controllo amministrativo risulta scomparso nell’est del Paese. Cosa è accaduto e quali sono le reazioni?
“Le reazioni sono ovviamente di condanna, a livello internazionali anche gli Usa hanno espresso la loro preoccupazione per quanto accade in Libia sul versante dei rapimenti: i casi di sparizione o di uso della forza contro attivisti e politici iniziano a diventare troppi, specie in Cirenaica. Ma oltre alle condanne, poco o nulla è stato fatto sul campo: nessuna inchiesta, né interna e né a livello estero. I silenzi, assieme ai rapimenti, costituiscono una delle pagine più nere di questo martoriato periodo in Libia. In questo paese, in barba ad ogni principio democratico, fare politica è oramai diventato impossibile”.

-Dopo il raid al centro di detenzione migranti di Tajoura il ministero dell’interno libico ha minacciato la chiusura di alcuni centri. Qual è la situazione attuale?
“Alcuni centri sono effettivamente stati chiusi, altri sono ancora in attività. Ma cambia poco per i migranti presenti: le condizioni per loro sono pesanti, essendo già pesante la situazione per gli stessi libici che vivono con l’incubo della guerra”.

-La guerra in e intorno a Tripoli ha comportato un aumento delle partenze verso le coste europee?
“In questa estate, specialmente dalla fine dello scorso mese di luglio, si registra un aumento delle partenze dalla Libia verso l’Italia. Questo è innegabile, le diatribe che hanno coinvolto le Ong e il Governo italiano uscente nella bella stagione che volge al termine ne sono una testimonianza. Ma credo si tratti di un aumento per così dire ‘fisiologico’, dovuto al fatto che per i trafficanti si sono aperti maggiori spiragli per mettere in acqua i barconi. I numeri infatti rimangono pur sempre di gran lunga inferiori rispetto al 2017, questo dimostra che tutto sommato la guerra a Tripoli sta incidendo poco sui flussi migratori di queste settimane. Non c’è l’esodo che si temeva”.

-In Italia nel frattempo stiamo assistendo alla crisi di governo. Sono a rischio gli interessi italiani in Libia?
“Lo sono adesso, lo erano prima con il governo in carica e lo erano prima ancora con l’altro governo in carica. L’Italia in Libia si sta giocando una partita molto importante per i suoi interessi e per il suo stesso prestigio internazionale. Questo nessuno degli attori politici attuali sembra averlo compreso, la politica estera rimane marginale nel dibattito interno e non emerge da nessuna parte un quadro d’insieme volto a dare una precisa linea al nostro Paese. Spero che chiunque verrà dopo (Luigi di Maio nuovo ministro degli Esteri ndr) comprenda la delicatezza del momento”.

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