Brigadier Khaled al-Mahjoub: “I cittadini di Tripoli attendono l’esercito, anche Sirte verrà liberata”

Di Vanessa Tomassini.

Bengasi, 24 maggio 2019 – “Il feldmaresciallo Khalifa Haftar supporta i giovani, lo sviluppo ed il ruolo delle istituzioni. L’obiettivo del Libyan National Army è quello di riportare la sicurezza a Tripoli ed organizzare elezioni legittime. Il feldmaresciallo sa bene che la continuità passa dalla corretta costruzione dello Stato. La Libia è un Paese ricco ed il suo popolo ha diritto a condurre una vita dignitosa, in sicurezza e prosperità, ad un futuro migliore”. A dirci questo è il Bigadier Khaled al-Mahjoub, direttore del Dipartimento della Guida Morale del Libyan National Army. Al-Mahjoub, sulla cinquantina, originario di Tripoli, ci spiega che nella capitale “i cittadini sono in rivolta contro le milizie e stanno aspettando l’arrivo dell’LNA. A livello militare, stiamo eliminando le milizie e i terroristi completamente attraverso raid aerei ed operazioni terrestri e siamo sempre più vicini al cuore di Tripoli”.

-Vi state muovendo anche verso Sirte?

L’esercito libererà tutta la Libia. Sirte è una città libica, anch’essa occupata da forze fanatiche ed estremisti”.

-Sappiamo che avete detenuto due giornalisti libici. Cosa è accaduto con loro?

“È stata emessa una decisione per il loro rilascio. Sono stati liberati, ma non sappiamo dove si trovano ora. Erano stati arrestati perché erano con le milizie, trasmettendo le notizie dei terroristi per un canale dei Fratelli Musulmani (Libya Al-Harar, un canale televisivo libico trasmesso via satellite dalla sua sede centrale a Doha ndr).”

-Il Libyan National Army ha catturato un pilota mercenario a Nord di Gharian. Avete delle novità sul suo caso?

Il pilota si trova in prigione qui a Bengasi. Essendo un mercenario, è un combattente illegale e non gode dei diritti dei prigionieri di guerra”.

-Nei giorni scorsi c’è stato un atto di sabotaggio al Great Man Made River. Di chi è la responsabilità di questo atto?

“L’esercito non ha chiuso l’acqua nemmeno quando stava combattendo i terroristi a Bengasi, come potrebbe lasciare un’intera città senz’acqua? Queste accuse sono solo menzogne del Governo di al-Serraj. Non è la prima volta che ci accusa di crimini di guerra, in realtà compiuti dai suoi stessi gruppi armati. Precedentemente avevano accusato il Libyan National Army di bombardamenti indiscriminati in aree residenziali, poi è stata rivelata la responsabilità delle milizie di Tripoli. Tali insinuazioni arrivano sempre in concomitanza alle riunioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, è un chiaro tentativo di orientare l’opinione pubblica”.

-Sui media circolano foto e video di estremisti salafiti, makdhalisti, tra le file dell’esercito. Ci sono o no?

Se parliamo dei salafiti nessuna azione è presa contro di loro. Gli estremisti non fanno parte dell’LNA, ma supportano le operazioni dell’esercito. Non sono portatori di un’ideologia estremista, né fanno da scudo militare ad organizzazioni politiche o religiose”.

-Cosa è emerso dall’incontro tra il feldmaresciallo Haftar ed il presidente del Consiglio Giuseppe Conte?

L’incontro è servito a chiarire la natura delle operazioni a Tripoli. Il maresciallo Haftar ha spiegato all’Italia la situazione in Libia.  Stiamo combattendo criminali internazionali e terroristi che tengono ostaggio la nostra capitale ed il processo politico, rifiutando la costruzione di uno Stato civile e reale. A Tripoli hanno trovato rifugio jihadisti dell’Isis e i sostenitori della Sharia del Consiglio della Shura di Derna e Bengasi, fuggiti dopo le operazioni dignità che hanno portato alla liberazione delle città orientali. Tra loro ci sono anche ricercati internazionali, autori dei peggiori crimini e responsabili di traffici anche della peggior specie come la tratta di esseri umani, tra cui al Abdullah al-Bigda e Dabbashi. Ci sono rapporti che anche il leader del sedicente stato islamico, Abu Bakr al-Baghdadi sia nascosto in Libia”.

-Come valuta, più in generale, il Libyan National Army le relazioni tra Libia e Italia?

“La Libia e l’Italia hanno profondi legami storici, dall’epoca romana si sono protratti attraverso i secoli. Sono tanti gli aspetti della vita che accumunano i nostri popoli, a partire dal calcio italiano, tanto amato dai giovani libici. Oggi abbiamo soprattutto interessi in comune in termini di sicurezza. Il sostegno dell’Italia alle forze armate legittime è essenziale, se perdiamo la lotta contro il terrorismo, il vostro Paese sarà il primo a risentire delle conseguenze e pagherà un prezzo enorme. La Libia rappresenta per l’Italia una valvola di sicurezza, il nostro destino sarà lo stesso”.

 

 

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