Conversazione con il blogger ed attivista libico Mohammed Bawendi

Di Vanessa Tomassini.

Quando parliamo di Libia cerchiamo di farlo in termini di sfide ed opportunità, cercando di evitare il più possibile il termine “problema”. Ogni giorno 6 milioni di uomini e donne nel Paese nordafricano raccolgono le proprie sfide, in particolare i giovani. Nessuno infatti conosce meglio di loro la situazione e le modalità per uscire dalla fase di stallo attuale. Oggi abbiamo incontrato l’attivista civile e blogger libico, Mohammed Bawendi, co-fondatore del Libyan Bloggers Network. Mohammed ha lavorato come interprete per l’Ambasciata Britannica ed ha fondato il Club dei traduttori ed interpreti in Libia. È molto attivo sui social network, con oltre 25K followers è considerato un vero e proprio “influencer”.

-Grazie Mohammed per essere qui con noi, di recente abbiamo visto la sua partecipazione alla Conferenza di Hammamet. Le va di parlarci di questo evento?

“La Conferenza di Hammamet è un’iniziativa organizzata dal British Council alla quale hanno partecipato 75 leader dei paesi nordafricani, compresi Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto ed il Regno Unito coinvolgendo molti VIP tra cui diplomatici, personale di facoltà inglesi e ricercatori. Il focus dell’edizione 2018 è stato “Trasformare le Economie: l’impatto sociale delle Tecnologie Innovative”.

-Lei è molto seguito sui social network, che ruolo hanno i media nel conflitto libico?

“I media sono uno dei motivi principali che alimentano il conflitto libico. La dialettica e l’incitamento all’odio sono inclusi in quasi tutti i contenuti dei canali mediatici. Questi canali trasmettono senza alcun controllo o osservazione”.

-Quali sono gli aspetti positivi e negativi dei social media?

“I social media possono risultare positivi o negativi a seconda della persona che li utilizza. La mancanza di consapevolezza e disguidi può portare a circostanze terribili, specialmente quando queste piattaforme sono incontrollate. I social media aiutano le connessioni della società civile, organizzano eventi, diffondono la voce sulle cose buone che accadono, promuovono e fanno campagne di sensibilizzazione, così come sono fondamentali a scopi educativi. Allo stesso tempo, tuttavia, sono difficili da controllare, il che li rende un buon posto per diffondere voci, notizie false e vibrazioni negative in generale, partendo da incitamento all’odio e incitamento alla violenza”.

-Come valuta la libertà d’informazione oggi?

“C’è, ma è molto limitata e ristretta. Puoi criticare chiunque in qualsiasi momento, ma nessuno può garantire la tua sicurezza in seguito!”

-Tra gli aspetti positivi, quali sono le opportunità che il web offre ai giovani imprenditori?

“Offre una grande opportunità di comunicare, raggiungere il pubblico di destinazione, trovare donatori e investitori, e soprattutto aiuta molto con le reti regionali e internazionali che possono essere molto utili per qualsiasi start-upper”.

-Il sud della Libia vive in uno stato di isolamento dal resto del Paese, spesso manca internet o è molto debole, inoltre la mancanza di sicurezza rende difficile il lavoro di blogger e giornalisti. C’è qualche progetto di sviluppo per colmare questi divari? Ha qualche idea?

“La regione meridionale è piena di sfide, non solo per la sicurezza, ma anche per quanto concerne le infrastrutture. È difficile, tuttavia molte persone da lì possono ancora fare un ottimo lavoro guardando la loro situazione. Non sono sicuro se esistano progetti di sviluppo per il Sud. Non ne abbiamo nemmeno in Occidente. Il Sud non è mai stato una priorità per lo Stato, a mio avviso, sfortunatamente”.

-Come giovane libico, quali sono le priorità per i ragazzi e ragazze libici?

“La stabilità in tutte le sfere è necessaria affinché i giovani libici svolgano il loro ruolo nel miglior modo possibile. La sicurezza deteriorata, la divisione politica, la crisi economica, le scarse infrastrutture e i servizi mediocri sono tutti ostacoli per noi”.

-Vuole aggiungere qualcosa?

“Vorrei sottolineare l’importanza del campo della salute mentale nella Libia post-conflitto. Secondo me è importante quanto la giustizia transitoria, i diritti umani e l’applicazione della legge. Penso che le organizzazioni benefiche dovrebbero cercare di concentrarsi maggiormente su di essa”.

 

Annunci

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: