Palermo. Al via la Conferenza per la Libia, quali aspettative? Ne parliamo con l’on. Seham Sergewa (HoR)

Di Vanessa Tomassini.

Palermo, 12 Novembre 2018 – In una Palermo quasi blindata ha inizio questa mattina la Conferenza per – con la Libia organizzata dal Governo italiano. Quattro le delegazioni che si incontreranno a Villa Igea, quella del Consiglio Presidenziale di Fayez al-Serraj, della Camera dei Rappresentanti guidata da Aguila Saleh Issa, dell’Alto Consiglio di Stato di Khaled al Meshri, ed infine quella del maresciallo Khalifa Haftar, la cui partecipazione sarebbe stata in discussione – almeno sui media – fino a questa mattina. Alle 11,00 inizieranno le discussioni legate all’economia, alle 14,00 è previsto il tavolo più importante, quello della sicurezza, poi alle 18,45 il presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte riceverà i capi di stato e le delegazioni straniere. Sono attesi a Palermo, tra i tanti il presidente Egiziano Abdulfatah al-Sisi, il ministro degli Esteri francese e quello russo. Abbiamo incontrato la dr.ssa Seham Sergewa, rappresentante della commissione Diritti Umani della Camera dei Rappresentanti, il parlamento libico con base a Tobruk.

 

-Dr.ssa Sergewa, innanzitutto grazie per aver accettato questo invito. Cosa vi aspettate da questa conferenza?

“Innanzitutto vorrei ringraziare il Governo italiano per aiutare il popolo libico e per questa conferenza che riunisce la Comunità internazionale per la Libia. Sono molto ottimista, credo che la Camera dei Rappresentanti e l’Alto Consiglio di Stato possano raggiungere un accordo per formare un solo governo unito in Libia, spero inoltre che questa conferenza possa tracciare le linee guida per affrontare le sfide economiche e di sicurezza, per lavorare verso l’unificazione dell’esercito e trovare una soluzione al problema delle milizie in Libia, cercando di formulare un programma comune. Questo è quello che mi aspetto”.

-Oggi sono in programma due incontri: sicurezza ed economia. Per quanto concerne la sicurezza quali sono i maggiori problemi che la Libia si trova ad affrontare in questo momento?

“Le maggiori sfide che la Libia deve affrontare sono l’immigrazione illegale e la criminalità che derivano dalla mancanza di controllo dei confini, nel sud ad esempio abbiamo molti gruppi armati anche provenienti da paesi stranieri che lavorano nel traffico di esseri umani, nel contrabbando di droghe, inoltre abbiamo i gruppi armati a Tripoli e in altre città della Libia, che esercitano pressione sul governo per ottenere posti rilevanti all’interno delle istituzioni, nei luoghi vitali come gli aeroporti ed altri luoghi dove trattano con le persone. Questi problemi stanno distruggendo la nostra economia e devono essere affrontati il prima possibile, sostituendo questi gruppi con la polizia e le forze di sicurezza legittime”.

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L’onorevole Sergewa insieme ad una parte della delegazione di parlamentari alla Conferenza di Palermo, #ForLibyaWithLibya

-Crede che il Governo italiano possa aiutarvi in termini logistici e di formazione del personale?

“La collaborazione tra Italia e Libia è ben nota, abbiamo visto diverse collaborazioni con l’Italia negli ultimi 40 anni. L’Italia sta aiutando la Libia a fermare l’immigrazione illegale, ad esempio il trattato firmato con il presidente Fayez al-Serraj è sicuramente uno step positivo, ma come cittadina libica e come membro del parlamento io mi chiedo quali benifici ne traiamo noi. Fermiamo i migranti in Libia, ma quali sono i benefici per il popolo libico? Se noi aiutiamo l’Europa a proteggere i suoi confini, noi dovremmo ricevere aiuto per costruire nuove infrastrutture, per migliorare l’educazione, il sistema scolastico, aiutare la Libia nel formare ed educare le nuove generazioni e facilitare anche il rilascio dei visti per i cittadini libici. Dovremmo avere dei benefici per ciò che facciamo, ma io come membro del parlamento non li vedo. Questo è ciò che vorremmo vedere nel prossimo futuro, l’applicazione di questi trattati già firmati da Serraj. Inoltre, come membro della commissione per i Diritti Umani abbiamo bisogno di aiuto per migliorare le condizioni dei migranti clandestini che vengono fermati, creando posti migliori per loro perché la Libia non ha abbastanza risorse”.

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