La sicurezza della Grande Tripoli è iniziata

Di Vanessa Tomassini.

Nelle ultime due settimane il Governo di Accordo Nazionale, guidato da Fayez al Serraj, sta cercando di migliorare la generale situazione di sicurezza nella capitale libica, Tripoli. Tra i cambiamenti significativi decisi dal consiglio presidenziale vi è la nomina, domenica 7 ottobre, di 4 nuovi ministri: Interno, Economia, Finanze, Gioventù e Sport. L’incarico di Fathi Bashagha, ex leader dei rivoluzionari di Misurata nel 2011, a ministro degli Interni ha avviato sui social network una serie di polemiche sia per il suo ruolo nella guerra del 2014, sia perché in molti sono convinti che il suo curriculum non sia all’altezza del ruolo. Il rimpasto del gabinetto di governo segue l’accordo raggiunto il 4 settembre a Zawiya dai vari gruppi armati e leader di milizie, facilitato dalla Missione di Supporto delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL), dopo i feroci scontri che hanno interessato il sud e sud-ovest della Grande Tripoli, a partire dal 26 agosto. L’accordo, violato da più parti per oltre due settimane dalla sua sottoscrizione, prevedeva anche l’uscita delle milizie dalla capitale, i cui luoghi vitali dovrebbero essere garantiti dalle legittime forze di sicurezza del Ministero dell’Interno.

In questo quadro, la scorsa settimana abbiamo assistito increduli ad un vero e proprio colpo di scena: il ritorno di Haytham al-Tajouri, leader della Brigata dei Rivoluzionari di Tripoli che, a loro dire, hanno garantito la sicurezza della capitale negli ultimi 6 anni. Quello che in molti considerano l’uomo forte di Tripoli, dopo diverse settimane di assenza in cui voci insistenti lo volevano a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, è tornato per ordinare ai suoi uomini di abbandonare le postazioni “occupate” nel centro della capitale ed in particolare quello che era diventato il loro quartier generale, il 14mo piano dell’Hotel Radisson Blue, dove la sera del 23 ottobre alcuni elementi si sono rifiutati di rispettare le direttive, scontrandosi fra di loro. Qualche tensione e giovani con buste di armi e vestiti hanno abbandonato altre postazioni, tra cui hotel ed uffici dell’area di al-Zawahi e al-Dahmani, senza particolari disagi per i cittadini. I giovani rivoluzionari di Tripoli facevano ormai parte della vita delle strutture che li ospitavano, dormendo e mangiando gratis, bivaccando sui divanetti di splendidi hotel in cambio di “sicurezza” o protezione, sebbene non sia chiaro da chi. Il paradosso è proprio questo, in molti ora sono quasi preoccupati dalla dipartita del gruppo perché se dovesse succedere qualcosa chi li difenderà? Al momento la sicurezza è affidata alle forze di polizia, e soprattutto agli uomini della sicurezza centrale di Emad Trebelsi che detengono il controllo di strade e svincoli, garantendo tranquillità e pace.

Non vi è molta fiducia invece, anzi destano preoccupazione a volte le forze speciali di deterrenza Rada i cui elementi, non solo appaiono giovani e poco professionali, quando incappucciati e con armi spesso più grandi di loro, improvvisano check point di sicurezza quasi intimorendo i passanti. La “guerra”, apparentemente terminata ha lasciato spazio alla calma, trasformandosi tuttavia e cambiando dimensione, con uccisioni ed assassini all’interno delle varie fazioni, in uno scenario che ricorda quello mafioso del sud Italia negli anni 70. Domenica 5 poliziotti della sicurezza di Abu Selim sarebbero stati trovati morti, alcuni elementi delle forze speciali anche sarebbero stati assassinati in circostanze ancora da chiarire, sebbene nel complesso la situazione è notevolmente migliorata, a partire dall’unico aeroporto funzionante della città, Mitiga, dove i controlli avvengono in maniera celere e nello stesso tempo accurata anche per gli stranieri di passaggio.

Intanto, mentre Camera dei Rappresentanti ed Alto Consiglio di Stato, la cui sede è nello stesso Hotel – quartier generale della Brigata di Tajouri non si danno tregua per modificare il consiglio presidenziale attraverso meeting e riunioni separate che si susseguono notte e giorno, sabato Serraj ha emanato la Risoluzione n.1437 sull’adozione del piano di sicurezza comune per assicurare la Grande Tripoli dando disposizioni ai firmatari dell’accordo di al-Zawiya, nonché ribadendo posizioni e incarichi per tutelare cittadini ed istituzioni dopo la riunione il 20 ottobre scorso con il comandante della zona militare occidentale, Osama Al-Juwaili, il comandante della zona militare di Tripoli Abdelbasit Marwan e il comandante della zona militare centrale, Mohammed Al-Haddad con i quali il capo del consiglio presidenziale sta lavorando per l’unificazione dell’establishment militare e sulle modalità per garantire sicurezza alla regione meridionale. L’unificazione dell’esercito è ora il principale obiettivo da raggiungere, con la ripresa dei meeting al Cairo tra il maresciallo Khalifa Haftar e gli ufficiali della regione occidentale, compresa la Guardia Presidenziale, come rivelato dal portavoce di Serraj, Mohammed el-Sallak, durante il suo discorso alla stampa lunedì scorso.

 

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