Commissione Nazionale per i Diritti Umani condanna le nuove violazioni del cessate il fuoco a Tripoli

A cura di Vanessa Tomassini.

La Commissione Nazionale libica per i Diritti Umani (NCHRL) condanna fermamente le nuove violazioni del cessate il fuoco, denunciando la ripresa delle ostilità tra le parti in conflitto nelle zone sud e sud-occidentali di Tripoli sin dal primo mattino di martedì, provocando lo spostamento di un gran numero di residenti dalla strada dell’aeroporto e le aree dell’altopiano agricolo. L’NCHRL afferma che le azioni compiute dalle parti in conflitto armato a Tripoli costituiscono crimini di guerra a tutti gli effetti, gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, nonchè dello Statuto di Roma del Tribunale Penale Internazionale.

La Commissione ha chiesto ai gruppi armati di rispettare immediatamente il cessate il fuoco e la tregua raggiunta nell’accordo di Zawya il 4 settembre, in quanto il cessate il fuoco è un elemento chiave per fornire assistenza umanitaria essenziale alla popolazione nelle aree colpite dagli scontri e per evacuare i civili intrappolati nelle zone di conflitto. Ribadisce il suo appello all’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, alla comunità internazionale e al Consiglio di Sicurezza dell’ONU di agire rapidamente per evitare ogni forma di escalation di violenza o minacce alla sicurezza e alla vita dei civili a Tripoli, invitando la comunità internazionale a farsi carico della sua responsabilità legale, morale e umanitaria.

Inoltre la Commissione nazionale per i diritti umani in Libia rinnova la sua chiamata al Comitato internazionale per le sanzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU per attuare le risoluzioni 2174 e 2259 del Consiglio di sicurezza, che prevede il perseguimento di chiunque pianifichi, diriga o commetta atti che violano il diritto internazionale o i diritti umani in Libia, così come il divieto di viaggio e il congelamento di fondi di persone ed entità che svolgono o sostengono atti che minacciano la pace, la stabilità o la sicurezza, ostacolando o minando il processo di transizione politica nel paese.

Invita infine tutte le parti a prendere ogni precauzione possibile per prevenire ulteriori vittime civili e cessare tutte le ostilità, per non mettere in pericolo la vita, la sicurezza dei civili oltre a permettere corridoi umanitari sicuri per portare in salvo i residenti nelle aree dove c’è violenza. Il Comitato  ricorda che i civili, le strutture mediche ed il personale medico e umanitario devono essere lasciati  fuori dal conflitto e non divenire target di abusi ed attacchi indiscriminati.

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