Ali Ahmed Rashid: “Il resto del mondo deve smettere di guardare la Libia come una piattaforma economica”

Di Vanessa Tomassini.

“In questo momento nella capitale libica ci sono 1825 famiglie che hanno dovuto lasciare le loro case per via dei pesanti scontri tra i vari gruppi armati. Il comitato per la pace del municipio di Tripoli ha preparato diversi rifugi per gli sfollati, quattro nel centro di Tripoli, uno a Janzour ed uno a Tajoura. L’assessore alla Salute del Comune di Tripoli, Ibrahim el-Kalifi, ha dato ordine a tutte le cliniche private di accettare i feriti oltre a disporre la riapertura del pronto soccorso dell’ospedale, fornendo tutto il necessario per gestire l’emergenza, viste le dimensioni del conflitto che ha colto impreparate le strutture”. A dirci questo è Ali Ahmed Rashid, presidente dell’associazione per lo Sviluppo Libia-Europa, membro della Commissione per i Rifugiati libici all’Estero del Governo di Accordo Nazionale guidata dal Dr Mohamed Fadel Gubran. Rashid è riuscito ad arrivare a Tunisi con l’ultimo volo partito dall’aeroporto di Mitiga, dopo l’inizio delle scaramucce tra i gruppi armati affiliati al governo e l’opposizione, lo scorso 26 agosto, dopo essersi recato in Libia per i festeggiamenti dell’Eid al-Adha.

-Signor Ali, innanzitutto grazie per aver accettato questo invito. Cosa ne pensa dell’accordo raggiunto ieri ad al-Zawiya?

“Grazie a lei per questa intervista e per il suo interesse e l’affetto verso il nostro paese. Prima di dirle cosa penso dell’accordo di pace raggiunto ieri, mi permetta di ringraziare tutti coloro che sul posto hanno lavorato per giungere ad una tregua, il sindaco di Tripoli, di Suq al-Jum’a, di Tarhouna e di al-Zawiya che si sono prestati a fare da mediatori ed ospitare centinaia di persone in fuga dal conflitto. Dobbiamo ringraziare tutti i volontari della Libyan Red Crescent e gli scout, che hanno rischiato la propria vita per mettere in salvo e portare aiuti ai civili, nonché tutti i cittadini onesti che si sono aiutati l’uno con l’altro. Mi permetta di ringraziare anche il membro del municipio di Tripoli, Dr Naser al-Kreu. Quest’accordo firmato ieri ad al-Zawiya con la facilitazione dell’inviato speciale delle Nazioni Unite, Ghassan Salamé e la sua vice Stephanie Williams, dai leader dei vari gruppi armati, è sicuramente un passo importante, ma ora non dobbiamo fermarci a questo conflitto e pensare alla generale situazione di sicurezza a Tripoli, e in tutta la Libia. Dobbiamo comprendere le ragioni di quanto accaduto e prevenire che nuovi conflitti possano insorgere per procedere con il processo politico verso legittime elezioni”.

-Secondo lei, che cosa è necessario fare ora per giungere ad una reale stabilità?

“I libici, i dignitari, tutte le tribù e tutte le parti politiche devono sedersi intorno ad un tavolo per cercare di costruire insieme il futuro, per il bene del popolo libico, lasciando da parte gli interessi personali. Anche l’Europa e il resto del mondo devono smettere di guardare la Libia come una piattaforma economica. Siamo aperti a tutti per lavorare e guadagnare insieme, ma in questo momento è necessario che le potenze internazionali smettano di supportare questo o quel partito, ma devono farsi da parte fino a quando i libici non siano in pace fra di loro. La comunità internazionale dovrebbe adoperarsi affinché l’embargo sulle armi venga rispettato ed aiuti le istituzioni a disarmare tutti i gruppi. Tutti dicono di aiutare la Libia, ma in questi giorni abbiamo visto la grande mancanza di mezzi, di medicinali ed elettricità nonché la risposta confusa del mondo occidentale, diviso dal conflitto d’interessi tra i vari Stati. Il raggiungimento della stabilità in Libia rappresenta una vera sfida per Antonio Guterres ed i suoi inviati per dimostrare l’esistenza delle Nazioni Unite”.

-Credi che la Libia sia pronta per le elezioni?

I libici vogliono le elezioni, tutte le parti stanno lavorando per creare le giuste condizioni.  La gente è stanca e vuole giungere quanto prima all’unificazione delle istituzioni e dell’establishment militare. Non dobbiamo dimenticare che dalla stabilità della Libia dipende quella dell’intera area, dell’Africa e anche dell’Europa”.

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