Sirte cerca di risolvere il problema degli scheletri

Di Vanessa Tomassini.

Il sindaco della città di Sirte, Mukhtar al-Madaana, in seguito ad una riunione con il direttore dell’Ufficio del Procuratore Generale delle indagini ed anti-crimine, ha dichiarato che il problema degli scheletri a Sirte non è stato risolto fino ad oggi per via della mancanza di sostegno da parte del Consiglio Presidenziale del Governo di Accordo Nazionale.

La città costiera situtata al centro dell’omonimo Golfo, è stata controllata dalle milizie dell’autoproclamato stato islamico per circa un anno, dal giugno 2015 fino al 2016, quando fu liberata dalle milizie del Governo di Tripoli, aiutate dalle forze speciali americane e dai raid aerei del comando Africom. Le milizie del Consiglio Presidenziale hanno cacciato i militanti dello Stato islamico, dando il colpo di grazia a quella che nel 2011 fu la roccaforte dei lealisti di Muammar Gheddafi, lo stesso rais fu ucciso qui il 20 ottobre 2011 e la città fu parzialmente distrutta.

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Oggi, quasi due anni dopo la cacciata dei combattenti di Daesh, questa tentacolare città sul mare rimane profondamente segnata fisicamente e psicologicamente, gli scheletri rimasti sepolti sotto le macerie emettono odori sgradevoli ed attirano mosche ed altri animali insoliti. La popolazione è molto preoccupata per il diffondersi di malattie ed epidemie. 

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Scheletri sotto le macerie di Sirte, foto 218TV

Il sindaco ha spiegato che sta collaborando con la camera e forza di protezione di Sirte per rimuovere i resti e i residui della guerra. In questi giorni, il Consiglio comunale ha tenuto degli incontri con le agenzie internazionali, come UNHCR, per cercare di rispondere alle esigenze della città, prestando particolare attenzione alla salute, all’istruzione e al settore degli affari sociali. Si ricorderà che centinaia di famiglie risultano ancora oggi sfollate in altre aree della Libia.

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