Di Vanessa Tomassini.

“Non credo che nessuna delle firme sia collegata a Gheddafi in alcun modo. Ci sono molti che supportano l’esercito, ma non il Generale Khalifa Haftar come persona, pochissimi potrebbero sostenerlo personalmente. La petizione è soprattutto contro la politica italiana in Libia che generalmente viene vista come un supporto continuo agli islamisti per il controllo del Paese. Credo ci siano solide evidenze su questo”. A parlare è Ibrahim Dabbashi,l’ex Rappresentante permanente della Libia alle Nazioni Unite, nonché uno dei maggiori oppositori del regime Gheddafi nel 2011, che sulla sua pagina Facebook ha condiviso una petizione del movimento “Figli della Libia”, composto da giornalisti, attivisti e diplomatici, contro le recenti dichiarazioni dell’ambasciatore d’Italia a Tripoli. Dabbashi respinge l’idea che a manifestare contro Perrone siano stati solamente i sostenitori del rais o del Libyan National Army, contrariamente ad un documento, pubblicato da alcuni media arabi ed attribuito a Pierre Van Rooy, Risk Advisor di Eni per il complesso di Mellitah, che afferma che “la maggior parte di coloro che hanno aderito alle proteste contro l’ambasciatore, sono simpatizzanti del movimento verde, pro-Haftar o conosciuti per un trascorso di retorica anti-italiana”.

-Signor Dabbashi come spiega quanto sta accadendo?

“Penso, basandomi sulla mia personale esperienza, che l’Italia manca di una forte istituzione diplomatica ed ha un servizio di intelligence incompetente che si appoggia a quello britannico”.

-Che cosa ha infastidito di più i libici delle dichiarazioni fatte dall’ambasciatore?

“La dichiarazione più provocatoria dell’ambasciatore è la sua insistenza nel rifiutare le elezioni in nome del popolo libico, quando i libici sono convinti che non verrà raggiunto alcun accordo tra i partiti libici e le elezioni sono l’unica soluzione all’attuale crisi”.

– Ma perché l’Italia sembra così determinata ad allontanare la data delle elezioni?

“L’Italia sta cercando di ritardare le elezioni perché non sanno chi vincerà e temono che gli islamisti, loro alleati, verranno espulsi dalla scena politica libica dal voto”.

-Alcuni dicono anche che l’Italia voglia prender tempo per preparare volti nuovi in sostituzione di Serraj…

“Questa è la percezione più diffusa tra gli intellettuali”.

-Pensa che questa strategia faccia parte di un conflitto tra Italia e Francia?

“Non credo che ci sia un conflitto, o meglio c’è un conflitto di interessi a causa del mancato coordinamento e lo scarso dialogo tra loro. L’Italia è troppo sensibile e la Francia, invece, ha bisogno di un governo forte in Libia per fermare il flusso di terroristi ed armi verso il Mali”.

-Quindi?

“L’Italia deve dimenticare gli islamisti e i misuratini come governanti della Libia. Deve mostrare ai libici che rispetta il desiderio del popolo libico, stabilire buoni rapporti con l’Esercito libico ed interrompere la cooperazione con tutte le milizie, senza dimenticare che due dei leader delle milizie supportate dall’Italia sono stati inseriti nell’elenco delle sanzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”.

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