Attivisti ed istituzioni chiedono la rimozione dell’ambasciatore Perrone

Di Vanessa Tomassini.

Le dichiarazioni dell’ambasciatore d’Italia a Tripoli, Giuseppe Perrone, in una intervista al canale “Libya Channel” circa le elezioni, ha infiammato gli animi libici, facendo trovare d’accordo per la prima volta sia i sostenitori che gli oppositori del passato regime, ma anche i cittadini di Tripolitania, Cirenaica e Fezzan. Apparentemente Perrone non avrebbe detto nulla di preoccupante se non che l’Italia è impegnata a supportare la Libia nel creare le giuste condizioni per le elezioni il prima possibile, aggiungendo che l’emissione di una costituzione solida è la condizione chiave per assicurarsi che le elezioni presidenziali possano effettivamente aiutare la riconciliazione e la stabilità. Il messaggio ha lasciato intendere, ancora una volta, che l’Italia si oppone alle elezioni secondo l’agenda francese, le parti libiche hanno infatti concordato, lo scorso 29 maggio a Parigi, che le elezioni presidenziali e parlamentari dovranno tenersi entro il 10 dicembre. Un’idea che all’Italia proprio non va giù, dopo aver puntato tutto su un Governo non riconosciuto dai libici, quello di Fayez al-Serraj, nascondendosi dietro il fatto che sia quello supportato dalle Nazioni Unite. Così dopo neanche 24 ore dalla trasmissione dell’intervista, diversi libici sono scesi in strada a Tripoli, Zawiya, Sormur, Bengasi e perfino a Sebha, bruciando e calpestando bandiere italiane, dando vita a proteste e reazioni del mondo politico e della società civile per strada e sui social.

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Il Ministro degli Esteri del Governo “provvisorio” di al-Beida in Cirenaica ha condannato con la massima fermezza le dichiarazioni dell’ambasciatore che “non ha alcun diritto di interferire negli affari interni libici”. Il ministro degli Affari Esteri del Governo ad Interim ha spiegato che “l’organizzazione delle elezioni e la loro programmazione è un affare interno sul quale nessuna terza parte deve intervenire”. L’intervento di Perrone, definito “irresponsabile” riflette “una mentalità coloniale che non tornerà più”. Il ministro ha poi aggiunto che “l’ambasciatore d’Italia a Tripoli ha dimenticato che la Libia è uno Stato indipendente e sovrano, membro delle Nazioni Unite e non un Paese sotto tutela”. “Il popolo libico – ha proseguito – ha tutte le capacità per risolvere i propri problemi e gli altri devono rispettare la sua sovranità sulla sua terra”.

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Anche diversi parlamentari della Camera dei Rappresentanti si sono espressi contro Perrone, il deputato Ibrahim al-Dercy ha dichiarato che “le ambizioni coloniali italiane in Libia sono tornate di nuovo” riferendosi al discorso di Perrone al canale Libya Channel, avvertendo che “l’economia in Italia si basa sul gas e petrolio libico e per questo l’Italia non vuole permettere l’ingresso della Francia sulla scena libica”, giustificando così alcune scelte italiane nella regione definite “anti-francesi”.

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A Tripoli, il movimento popolare La Voce del Popolo insieme a centinaia di cittadini sono scesi in strada per esprimere il loro rifiuto alle dichiarazioni colonialiste di sua eccellenza. Come si vede nel video pubblicato da “L’osservatorio”, al-Marsad, giovani, uomini e donne, hanno imbracciato cartelli per dire “basta” all’intervento straniero in Libia. Anche a Sormon, Sabratha, Bengasi e perfino a Sabha nella Libia meridionale le bandiere italiane sono state calpestate da macchine e camion, bruciate in segno di sdegno delle parole sprovvedute di un ambasciatore che viene preso a “scarpate” sui social. Sostenitori del Libyan National Army hanno accusato perfino il corpo diplomatico italiano di supportare al-Qaeda a Derna.

Il gruppo di attivisiti, “Figli della Libia” ha denunciato le attività sospette di alcune ambasciate in Libia ed il continuo supporto “illegale” al Governo di Accordo Nazionale non riconosciuto, che ha portato al popolo libico “distruzione e tragedie”. Il fatto che l’Italia si opponga alle elezioni in Libia, secondo gli attivisti, conferma che il “Governo di Accordo Nazionale è uno strumento degli stranieri per distruggere la Libia, permettendo alle forze straniere di depredare le sue risorse”. Anche le istituzioni civili e i consigli delle tribù si sono mostrati uniti nel condannare l’atteggiamento “irresponsabile” di Perrone. Perfino le tribù di Zintan hanno preso le distanze dal recente incontro di Perrone con alcuni rappresentanti della loro città che verranno perseguiti legalmente per gli accordi presi con l’ambasciatore, e non condivisi.

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In queste ore un altro gruppo di attivisiti, non riconducibili a nessun schieramento politico interno, ha inviato una lettera al procuratore generale e al Ministero degli Esteri libico in cui si chiede l’immediata rimozione di Perrone, definito “persona non gradita”. Invita il ministero degli Esteri a “prendere le misure necessarie contro questa persona che ha danneggiato la Libia e il suo popolo” e diffida il Governo Italiano dal proseguire questa politica che ignora il passato coloniale che danneggia in primis gli interessi italiani nel Paese nordafricano.

Abbiamo raggiunto il giovane attivista e poeta libico Mohanad Bofarna al-Fakhri il quale ci ha spiegato che “i libici non hanno alcun problema con l’Italia. Il passato è passato, ma l’Italia si sta mettendo in una brutta posizione. Siamo stanchi di tutti i problemi che i vari interventi stranieri hanno provocato, non si tratta solamente dell’elettricità o dell’immigrazione che dovrebbe essere gestita nei paesi di origine, ma di umanità: centinaia di persone stanno soffrendo, vengono rapite, uccise”.Tutti i libici si stanno preparando e vogliono le elezioni – ha detto, aggiungendo –due giorni fa l’ambasciatore italiano ha ammesso di ostacolare le elezioni con ogni mezzo. Lui non poteva immaginare che cosa avrebbe innescato, ha causato una bruttissima reazione nei confronti della politica italiana in Libia, facendo pensare a tutti noi che l’Italia vuole rioccupare il nostro paese”. Il punto insomma è proprio questo: “Se i libici intervenissero sulle elezioni in Italia, gli italiani sarebbero soddisfatti?”.

 

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