Dichiarazione del procuratore della CPI, Fatou Bensouda, su Al-Werfalli: “Il sospettato deve essere arrestato e immediatamente consegnato alla Corte”.

Il 4 luglio 2018, i giudici della Camera preliminare I della Corte penale internazionale  hanno emesso un secondo mandato di arresto per Al-Werfalli, comandante della Brigata Al-Saiqa, con sede a Bengasi, in Libia. Nell’agosto 2017, i giudici della Corte penale internazionale hanno ritenuto ragionevoli motivi per ritenere che il sig. Al-Werfalli sia responsabile di 7 cicli separati di esecuzioni, in cui un totale di 33 persone sono state assassinate e ha emesso un mandato di arresto nei suoi confronti. Nonostante questo mandato, il signor Al-Werfalli è rimasto in libertà e ha continuato a commettere reati.

Il secondo mandato, appena emesso dai giudici della Corte, per un ottavo incidente in cui altre 10 persone sarebbero state giustiziate di fronte alla moschea Baya’at al-Radwan il 24 gennaio di quest’anno, invia un messaggio importante e urgente – questi crimini devono essere fermati, e i loro presunti responsabili devono essere perseguiti.

“Investigando i crimini e richiedendo l’emissione di mandati di arresto nei confronti di Al Werfalli –  ha dichiarato il procuratore della CPI – il mio Ufficio sta facendo la sua parte. Le autorità libiche e gli Stati membri della CPI devono fare la loro, adottando tutte le misure necessarie e possibili per arrestare immediatamente e consegnare l’indagato alla custodia della Corte”. Ha poi aggiunto: “In conformità con lo Statuto di Roma, i giudici della Corte valuteranno in modo indipendente ed imparziale le prove per determinare la sua colpevolezza o innocenza. Per il bene delle donne, degli uomini e dei bambini in tutto il territorio libico che continuano a correre il rischio di crimini violenti, l’era dell’impunità in Libia deve finire. Possiamo solo sperare di scoraggiare ulteriori atrocità in Libia se la giustizia viene effettivamente fatta e si vede che viene fatta. Il sospetto deve essere arrestato e consegnato alla Corte senza ulteriori indugi”.

Fonte: Ufficio del Procuratore

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