50 Dinari per costruire un sogno. Le ceramiche libiche di Moaid raccontano la voglia dei giovani libici di ricominciare

Di Vanessa Tomassini.

“Sono felice quando vedo che il mio amico riceve il suo salario dalla vendita delle nostre ceramiche, quei soldi, che non potrebbe ricevere dalle banche per mancanza di liquidità, lo aiutano a vivere. Negli ultimi sei mesi abbiamo venduto oltre 2860 pezzi, per 345 ordini da tutta la Libia. Abbiamo clienti a Tripoli, Misurata, Sabha, al-Jufra, Garian. Abbiamo tantissima richiesta e pensare che per iniziare ho dovuto chiedere 50 dinari ad un mio amico!”.

A parlare è Moaid al-Shabani, un giovane libico laureato in Fisica di 32 anni, nato e cresciuto in un villaggio chiamato Al-Kamishat. Ed è qui, in questo piccolo centro a 10 km dal centro di Garian, che Moaid, un ragazzo come tanti altri, ha mosso i primi passi nel mondo del commercio e dell’imprenditoria. Ogni singola ceramica, colorata, moderna o arabeggiante rappresenta la voglia di farcela, di crescere, realizzarsi e superare il passato che appartengono ai giovani libici. Questa storia silenziosa tra quelle di armi, clandestini e distruzione, racconta di un modello imprenditoriale supportato anche dagli workshop della Comunità Europea.

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“Ho cambiato il commercio della ceramica, dal modo tradizionale di acquistare nella città di Garian al marketing elettronico. Nella prima fase del progetto siamo riusciti in questa eccellenza, nella seconda puntiamo a creare una linea di produzione di ceramiche con una specifica di prodotto in grado di competere sul mercato con quelle tunisine”. Ci racconta orgoglioso Moaid, mentre ci mostra alcuni pezzi coloratissimi della sua produzione. “Subito dopo la laurea – ci dice – ho cercato lavoro e, come ogni altro giovane libico, questa è stata una grande sfida. Inizialmente, ho lavorato con una società di costruzioni cinese come addetto agli acquisti, ma la mia passione per conoscere sempre cose nuove mi ha permesso di apprendere un po’ di cinese e sono diventato un vero e proprio traduttore alternativo per i lavoratori cinesi fino a quando non sono tornati a casa nel 2011”. Da qui l’idea di commerciare ceramiche. “Non avendo più un lavoro, ho pensato di vendere ceramiche libiche a Tripoli, ma senza la disponibilità economica, e nessuna conoscenza dei dettagli del mercato, è stata una grande sfida”. Così Moaid proseguendo nel suo racconto, ricorda dei 50 dinari libici da cui è partito tutto. “Ho preso in prestito da un amico 50 dinari per acquistare alcuni campioni di ceramica da proporre ai negozi nella capitale, Tripoli. Ho avuto tantissime richieste, ma la domanda seppur eccellente, rappresentava per me un handicap, in quanto non avevo soldi per comprare merci da Garian. Ho fatto più di una volta il prestito e il rimborso dei soldi, fino a quando ne ho avuti abbastanza per acquistare. Così per due anni ho cercato di trovare clienti con capitale liquido, poi ho deciso di viaggiare ed il primo passo è stato importare ceramiche e oggetti d’antiquariato dalla Cina da rivendere ai miei clienti negozianti”.

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Moaid ha viaggiato in Cina per tre volte dal 2013 al 2016, “non tutti i voli hanno avuto successo, ma l’esperienza che ho acquisito mi è di grande aiuto sia con i commercianti cinesi che con quelli libici”. Poi nel 2014, con la guerra civile la storia si ripete. “Il commercio di ceramiche è stata sempre la mia motivazione, non ci sono soldi per il futuro o per una vita matrimoniale – ci confessa – così ho pensato all’e-commerce. Ho iniziato con una pagina Facebook nel 2017, ho scattato una foto e l’ho caricata in rete, proponendomi come negozio di ceramiche. La mia idea è sempre stata quella di aprire un negozio virtuale con un servizio di consegna. Gli inizi erano modesti perché si trattava di un’area completamente nuova per me, ma con il passare delle settimane ho migliorato l’immagine e la presentazione dei prodotti, oltre al servizio di consegna. Sapevo molto bene che il commercio elettronico è un settore nuovo in Libia, inoltre il fattore fiducia tra noi e il cliente aveva bisogno di un po’ di tempo. Ho lavorato molto su questo punto. Col tempo, il negozio si è sviluppato e abbiamo acquisito molti clienti. Inoltre, le linee di consegna si sono estese, includendo tantissime città come Tripoli, Misurata, Bengasi, Sabha, ma anche al di fuori della Libia, abbiamo clienti in Ucraina, Germania e Canada”.

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Ora quali sono i tuoi progetti? “Sto cercando di sviluppare il negozio affinché diventi un sito Web o un’applicazione sul cellulare, con un servizio di consegna professionale. Anche la richiesta di ceramiche tunisine è molto grande, perché rappresenta la migliore ceramica locale, perciò sto cercando di importare e produrre un prodotto che incontri l’artigianalità tunisina con i nostri marchi e punto ad entrare nei mercati europei con le ceramiche libiche”. L’Europa attua programmi di supporto all’imprenditorialità dei giovani libici. “Ho partecipato ad un workshop in Tunisia nell’ambito di Expertise France nel 2017 e ad un seminario dell’organizzazione olandese HIVOS nel 2018. Questi incontri – ci spiega- hanno sviluppato le mie capacità ed aiutano i piccoli imprenditori ad affrontare le sfide del mondo del lavoro. Questo è molto importante”. Alla fine della nostra conversazione, non potevamo non chiedergli: ma alla fine i 50 dinari li hai restituiti al tuo amico? Moaid scoppia a ridere ed esclama: “certo! li ho restituiti dopo una settimana ed è stato grazie a lui che ho potuto iniziare. Ho mosso i primi passi da solo, ora altri due amici lavorano con me, un fotografo ed un fattorino. Stiamo andando bene e speriamo di crescere ancora…”.

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