Intervista esclusiva a Basit Igtet: “politiche francesi stanno fallendo, riflettono una politica confusa e lontana dalla realtà”

Di Vanessa Tomassini. Mentre a Roma si registra la più grande crisi istituzionale e politica della Repubblica Italiana, a Parigi il presidente Emmanuel Macron prova a portare la Francia al centro del processo di riconciliazione della Libia, radunando tutti gli attori libici delle varie fazioni e dei principali Governi, compreso l’ingombrante generale dell’esercito orientale, Khalifa Haftar. Ne parliamo con Basit Igtet, imprenditore libico residente a Zurigo, considerato da molti il volto nuovo in grado di tutelare e rappresentare la Libia nel mondo, nonchè il candidato ideale, giovane e intraprendente, in caso si riuscisse ad arrivare alle elezioni.

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-Signor Igtet, mi aiuti a presentarla.

“Sono un semplice uomo libico orgoglioso, sposato e con due figli e vivo tra la Francia, il Regno Unito e gli Stati Uniti. Mi descrivo meglio come attivista che come politico”.

-Cosa ne pensa dell’iniziativa francese organizzata da Emmanuel Macron?

Gli italiani hanno dissertato la Cirenaica nella regione orientale della Libia e non hanno alcuna influenza nella regione meridionale, d’altra parte i francesi hanno coltivato la loro influenza e guadagnato il rispetto in tutte e 3 le regioni; tuttavia, questo non significa che le politiche francesi e le soluzioni offerte stanno funzionando! Piuttosto stanno fallendo e riflettono una politica confusa e lontana dalla realtà che produce iniziative verso il fallimento. A meno che non ci sia un vero e proprio coordinamento dinamico tra il pesante potere francese con gli italiani che possiedono la conoscenza del territorio e della logistica della regione, entrambi dovrebbero lavorare su un piano unilaterale che serve il segmento di base della società libica non si possono vincere tutte le parti, ma si schiererà con il semplice cittadino libico. Le compagnie petrolifere sono i beneficiari dell’attuale instabilità in Libia e non vi è apparente interesse a promuovere la stabilità”.

Credo che se il presidente Macron inviterà gli italiani, le compagnie petrolifere e i libici, potremmo avere la possibilità che venga prodotta una soluzione, ma sfortunatamente non è questo il piano.

– Il Consiglio di Misurata si è espresso in modo negativo nei confronti dell’incontro di Parigi. Pensa che l’incontro tra il presidente Fayez al-Serraj e il generale Khalifa Haftar provocherà la reazione delle milizie di Misurata?

Qualsiasi incontro con il generale Khalifa Haftar, senza solidi passi nel far arretrare le sue aggressioni contro civili pacifici a Derna, aggiungerà solo ulteriori problemi per il presidente Fayez al-Serraj al momento. L’incontro tra i due non sarà accolto positivamente a Misurata e si aggiungerà alla sfiducia e alla percezione negativa. Qualsiasi accordo tra i due uomini significa che Misurata è la transizione, in quanto il generale Khalifa Haftar comprende che non poteva guidare il paese proprio a causa di Misurata”.

-Negli ultimi giorni abbiamo assistito ad un cambiamento nella guardia di sicurezza presidenziale. Come lo spiega?

“Il presidente Fayez al-Serraj sta cercando di staccarsi e di liberarsi dal controllo pesante della sua vecchia guardia che manipola e forza le decisioni che lo hanno portato alla fine senza un vero potere, ha pensato che cambiando la guardia avrebbe potuto ottenere più indipendenza, ma in realtà è un prigioniero nelle mani delle milizie locali di Tripoli”.

-L’ambasciatore italiano a Tripoli, Giuseppe Perrone, ha dichiarato in una recente intervista che le elezioni sono per il momento impossibili. E’ d’accordo o crede che sia necessario accelerare verso il voto per porre fine alla crisi politica?

“Sono d’accordo con Sua Eccellenza, Giuseppe Perrone, perché questo potrebbe portare il paese a ulteriori combattimenti e guerre più pericolose”.

-Sui social media, spesso sei criticato perché hai sposato una donna israeliana…

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“Mia moglie è una cittadina americana non israeliana, così come suo padre. Sua madre è cristiana britannica…”.

-Pensa che sua moglie rappresenti un ostacolo alla sua carriera politica?

In realtà, vedo e considero mia moglie come una grande risorsa, il mio paese può beneficiare della sua vasta esperienza nella mediazione interculturale, del suo lavoro in difesa dei diritti umani, per un mondo più sicuro e più umano, dentro e fuori. Inoltre, grazie alla sua conoscenza del mondo occidentale, insieme potremmo creare un grande ponte verso una comprensione più umana”.

-Fratelli Musulmani, Fayez al-Serraj, Khalifa Haftar e Saif al-Islam Gheddafi: a chi ti senti politicamente più vicino e chi ti spaventa di più come rivale politico?

Nessuno, in realtà sono contro ognuno di loroLa lealtà della Fratellanza è per loro stessi e per il loro partito, il presidente Fayez al-Serraj è un buon esempio di cattiva leadership, Haftar è un mostro che non rispetta i diritti umani e la libertà, mentre Saif è un uomo che ha perso per sempre onore e rispetto in Libia. Sono fedele al mio paese, credo nei diritti umani e nella libertà ed ho il coraggio di difendere l’amore e il rispetto verso la mia gente.

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