Sabha. La divisione politica complica la risposta al COVID-19 nel sud libico, ne parliamo con Osama al-Wafi

Di Vanessa Tomassini.

Il 2 giugno sono stati condotti 513 test per il nuovo coronavirus, COVID-19, a Sabha e nella valle di Brak al-Shati, di questi 83 sono risultati positivi, 80 sono in isolamento a casa, 3 nel centro di isolamento COVID, mentre una persona sarebbe deceduta ad oggi. A comunicarci questi dati è Osama al-Wafi, già portavoce del Sabha Medical Center e responsabile della comunicazione per l’emergenza coronavirus per la municipalità del profondo sud.

Osama racconta che martedì una delle pazienti in isolamento nel centro è stata sottoposta ad un intervento chirurgico alla cistifellea. “Il Consiglio Comunale cerca attraverso la sensibilizzazione e il lavoro, di attrezzare la sede per l’isolamento nonostante l’assenza di budget per le forniture. I conti comunali sono stati chiusi dalla presidenza da un anno e mezzo prima, ma esiste un altro consiglio che ha il compito di presiedere il consiglio eletto”. Spiega il portavoce, aggiungendo che “questa divisione politica è l’ostacolo più grande nel fronteggiare la pandemia. Ci sono sforzi per unificare la risposta al virus, ma rimangono le divisioni amministrative che le parti interessate hanno creato. I posti di isolamento sono stati preparati dai due governi e dalla leadership militare”.

Quest’area è una delle più interessate dal fenomeno dei flussi migratori dal sud del continente africano verso le coste libiche. A tal proposito Osama al-Wafi afferma che “qualsiasi caso straniero verrà trattato, proprio come il caso libico. I lavoratori migranti stranieri tuttavia sono minacciati dal periodo di isolamento che li ha costretti a lasciare il lavoro, il che aumenta la necessità di cibo, bevande, aiuti o servizi medici. E poiché il consiglio municipale non è stato in grado di fornire i requisiti ai cittadini, ha tenuto riunioni con i capi e i rappresentanti delle comunità africane”.

Il portavoce sottolinea che “il Consiglio e i volontari non abbandoneranno nessuno che abbia bisogno di aiuto, in base alle risorse disponibili. Il sindaco di Sabha ha lanciato il suo appello alle organizzazioni umanitarie affinché forniscano aiuti medici e alimentari ai cittadini, ai residenti e agli immigrati di nazionalità africane. Tutto ciò è dovuto all’assenza di budget o fondi consegnati ai comitati fino ad oggi per gestire la crisi del COVID-19”. Osama al-Wafi ha indicato che gli aiuti potranno raggiungere la municipalità attraverso il Sabha International Airport o l’aereoporto militare di Tamanhint.

Intanto i cittadini sono spaventati dalla nuova minaccia. Dopo aver inizialmente sottovalutato i rischi del coronavirus, soprattutto durante i giorni di Eid al-Fitr, che segnano la fine del mese sacro del Ramadan, oggi le strade sono completamente vuote e la gente resta a casa seguendo le indicazioni delle autorità di sicurezza.

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