Bashir Al-Sheikh commenta l’attuale blocco petrolifero in Libia

Di Vanessa Tomassini.

Abbiamo incontrato, Bashir Al-Sheikh, un attivista per i diritti umani e fondatore del movimento “La Rabbia del Fezzan” (Fazan Rage Mobility) un movimento di protesta e disobbedienza civile, nato negli anni passati nella regione meridionale del Paese nordafricano. sotto forma di manifestazioni e proteste. “Noi non siamo con nessuna delle parti in conflitto attualmente in Libia – afferma Bashir, prima di ricordarci i motivi che hanno portato alla formazione del movimento come – il deterioramento della situazione di sicurezza nella regione del Fezzan e l’illegalità, l’interruzione di corrente per lunghe ore al giorno, la mancanza di gas da cucina e carburante, e l’assenza di liquidità nelle banche della regione”.

Cosa ne pensa dell’attuale blocco della produzione petrolifera? “Il cittadino libico nel sud della Libia non si preoccupa se i campi petroliferi siano bloccati o meno, perché in entrambi i casi non beneficia delle entrate petrolifere”.

In passato però era stato proprio lei e il suo movimento a chiudere i giacimenti di el-Feel ed el-Sharara… “Noi del movimento La Rabbia del Fezzan siamo contro la chiusura dei giacimenti petroliferi a fini politici. Il petrolio appartiene a tutti i libici e quando, nel 2018, abbiamo chiuso i campi di el-Feel ed el-Sharara, avevamo l’obiettivo di consegnare le nostre richieste ai governi e alle parti in conflitto, al fine di fornire questi servizi e richieste al sud della Libia. Desideriamo che i Governi e gli organi politici in lotta per il potere e il prestigio in Libia fermino l’assurda guerra degli interessi, si prendano cura degli affari dei cittadini e forniscano loro i servizi necessari”.

In altre occasioni mi ha parlato di traffici illegali gestiti da Tuareg tra il sud della Libia, l’Algeria, il Chad fino in Mali, ce ne può parlare? “L’assenza di qualsiasi fonte di reddito nella regione, poichè non c’è lavoro nel settore privato ne in quello pubblico nella regione, ha motivato i giovani della regione meridionale a cadere nelle reti di traffico di esseri umani e di droga, ad affiliarsi a gruppi terroristici, sotto la tentazione di proficui guadagni assicurati dal contrabbando”.

Qual’è il ruolo delle tribù nel sud della Libia? E’ possibile dire quale tribù sostiene Haftar e chi Serraj? “Assistiamo alla proliferazione di brigate di sicurezza tribali nella regione del Fezzan e l’allineamento di queste tribù con una delle due parti in conflitto, alcune tribù si schierarono con Al-Sarraj e altre appoggiano Haftar, ma ci sono spesso tribù divise al loro interno, con una parte che sostiene Haftar ed un’altra con Al-Sarraj”.

Cosa ne pensate dell’attuale situazione politica e in che modo la Comunità internazionale può aiutare la Libia a raggiungere una stabilità? “Noi del movimento Rabbia del Fezzan crediamo che tutti gli attuali personaggi pubblici in Libia, sia delle regioni orientali o occidentali, sono la causa della crisi e ne prolungheranno la durata. Non ci sarà soluzione alla crisi libica se non con l’emergere di un terzo flusso non inquinato, che rifiuta tutte le forme di guerra e di lotta e stabilisce una nuova Libia, basata su pace, amore, convivenza pacifica e riconciliazione nazionale, formando un unico Governo che estende il suo controllo su tutto il territorio libico, unificando le istituzioni sovrane, avviando uno stato di stabilità e ponendo fine alle fasi di transizione”.

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