Intervista al Comandante Faraj al-Mahdawi: “L’Italia sta andando nel verso giusto”

Di Vanessa Tomassini.

Il 27 novembre 2019 il presidente del Consiglio del Governo libico di Accordo Nazionale (GNA), Fayez al-Serraj, e il presidente turco, Recep Tayyp Erdogan, hanno firmato due Memorandum di intesa in materia di Difesa e di competenza marittima nel Mediterraneo, suscitando un sentimento diffuso di condanna a livello locale ed internazionale. Nei giorni scorsi il comandante Faraj al-Mahdawi ha rilasciato dichiarazioni forti alla stampa internazionale, lo abbiamo raggiunto per capire meglio cosa sta accadendo.

Per favore mi aiuti a presentarla…

“Sono il comandante Faraj al-Mahdawi, capo di Stato Maggiore della Marina libica sotto il comando del feldmaresciallo Khalifa Haftar, sotto la giurisdizione del Parlamento libico di Tobruk. Mi sono diplomato all’accademia navale in Grecia nel 1978 ed ho conseguito gli studi superiori della Marina in Russia, a San Pietroburgo, dopo essermi specializzato come sommergibilista a Bengasi, lavorando sul sommergibile Mitraka”.

Lei ha detto, parlando alla stampa greca che siete pronti a bombardare le navi turche che si avvicineranno alla Libia. È così?

“Siamo pronti a bombardare qualsiasi nave turca di guerra dalla Turchia, ed anche qualsiasi vassello turco che entri in acque economiche libiche in attività di esplorazione del gas senza l’autorizzazione del Governo ad Interim. C’è già un piano”.

Quindi ci sono già delle navi schierate nel Mediterraneo?

“Non posso scendere nei dettagli, ma posso dirle che ci sono sia navi da guerra che altri sistemi pronti ad affondare le navi turche, come i missili”.

Cosa pensa dell’Italia che ha inviato una flotta nei pressi di Cipro?

“Gli Italiani hanno tutto il diritto di preservare i propri interessi nel Mediterraneo, in questo momento l’Italia si trova nella stessa posizione della Libia”.

La Marina libica è impegnata nelle operazioni militari in e intorno a Tripoli?

“Sì ci sono già delle nostre forze speciali della Marina a sud di Tripoli. Al momento non stiamo partecipando, ma siamo pronti a seguire i comandi del Ministero della Difesa”.

C’è una comunicazione con la Marina militare di Tripoli o non c’è alcun contatto?

“Storicamente la Marina militare è un corpo unico. La divisione è solamente a livello politico, ma noi siamo uniti ai nostri colleghi a Tripoli”.

In questi giorni sono arrivati dei rinforzi armamentari dalla Turchia?

“Sempre, i turchi non hanno mai perso un giorno per inviare rinforzi via aerea e via mare. Abbiamo bombardato dei depositi di armi e droni turchi nei giorni scorsi. Sappiamo già che negli ultimi due anni la Turchia ha inviato armi in Libia attraverso aerei e navi mercantili”.

Nel caso doveste bombardare una nave turca non temete una reazione della NATO essendo uno stato membro?

“Noi stiamo solo difendendo il nostro Paese, la Libia. Non sappiamo se ci sarà una reazione, ma di certo abbiamo il diritto di difendere i nostri interessi e la nostra patria. Non crediamo che la NATO interferirà, gli Stati sanno e vedono tutto.  Così come l’Italia ha inviato una propria fregata per difendere i propri interessi, così farà la Libia. Voi italiani lascereste che i turchi vi invadano o si impossessino delle vostre risorse? E che cosa accadrà se sarà invece Atene, visto che anche la Grecia fa parte della Nato, a bombardare una nave turca per proteggere i suoi interessi? Questo è un problema che interessa tutta la Libia.

Cosa vuol dire agli italiani che ci stanno leggendo?

Prima l’Italia appoggiava le milizie di Tripoli, aiutandole, per cercare di proteggere i propri confini ed arginare l’immigrazione, ma adesso il vostro Paese sta andando nella giusta direzione. Nell’est del Paese siamo riusciti a gestire l’immigrazione, che è diminuita dopo che l’esercito libico ha lanciato le operazioni militari nel sud della Libia. Tra i migranti si possono nascondere elementi di organizzazioni terroristiche attive in Africa come Daesh e Boko Haram, questo è un problema da non sottovalutare”.

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