Confine tra Libia ed Egitto: attese, sofferenze e tangenti

Di Vanessa Tomassini.

Come un lungo serpente di ferro e metallo si snoda la lunga coda di macchine che dalla Libia sono dirette verso il confine egiziano. Alla frontiera una bambina di quasi dieci anni dorme sul pavimento, appoggiando la testolina sui propri bagagli. Le promesse dei politici e la decantata amicizia tra i due Paesi vicini, come recitano i comunicati dei grandi eventi, non risparmiano ai libici le agonie dell’attesa e i maltrattamenti da parte delle autorità del valico.

Mentre gli agenti siedono all’ombra, messaggiando con il cellulare, un uomo in gravi condizioni, giace disteso in un’ambulanza, incolonnata da oltre 6 ore per accedere al controllo passaporti. La scena è molto simile a quella vissuta dall’altra parte del Paese, alla frontiera tra Libia e Tunisia. Mancano servizi igienici adeguati e nella sala in cui si attende lo sbrigo delle procedure, non ci sono abbastanza sedie per tutti.

Gli attivisti parlano di negligenza dei funzionari libici, tanto quanto quelli della Repubblica araba d’Egitto. In molti raccontano che le autorità egiziane chiedono tangenti alle famiglie in ingresso e in uscita. “Ci hanno chiesto 350 dinari per uscire e 350 per rientrare nel nostro Paese”. Confessa una donna che non riesce a capire come mai il mondo sembra avercela così tanto con i libici.

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