Pashagha rivela i problemi delle milizie a Tripoli

Di Vanessa Tomassini.

La Direzione della sicurezza di Tripoli ha annunciato l’arresto dei responsabili dell’attacco alla sede del Ministero dei Trasporti e delle Comunicazioni. L’autorità di Tripoli afferma in una dichiarazione, rilasciata domenica mattina, che i membri della sezione della sicurezza centrale di Tripoli sono stati in grado di arrestare tre persone che erano accompagnate da uomini armati sconosciuti ubriachi che avevano attaccato la sede del Ministero sparando colpi di arma da fuoco.

Di recente la direzione di sicurezza sta intensificando il proprio lavoro nell’obiettivo di rafforzare la sicurezza nella capitale. Secondo l’autorità 59 individui sono stati arrestati solamente a gennaio con accuse di rapimento, rapina e tentato omicidio. In una conferenza stampa questa mattina a Tripoli, il ministro degli Interni, Fathi Pashagha, ha affermato di voler smantellare le milizie in tutta la Libia, sottolineando che non c’è distinzione tra le milizie dell’est o dell’ovest del Paese.

Pashagha ha anche dichiarato che una milizia si è infiltrata nel servizio di intelligence libica che ha definito senza mezzi termini come “non più attendibile” dopo l’arresto del brigadier Naji al-Zoubi che verrà rilasciato e considerato come un eroe. Pashagha ha anche confermato che le milizie vogliono il caos, confessando che quando è stato nominato ministro dell’Interno ha riscontrato una grave corruzione finanziaria. “Abbiamo prosciugato le fonti di questa corruzione” ha detto sottolineando che al suo arrivo i debiti del Ministero dell’Interno ammontavano ad 1 miliardo e 200mila dinari libici.

“Ho chiesto al Governo di Accordo Nazionale di risolvere questo debito e di conoscerne le ragioni”. Ha rivelato, chiedendo: “Come può un ragazzo di 27 anni chiedere agli Interni 48 milioni di dinari? Ciò non è più accettabile anche se dovessimo morire per questo”. Pashagha ha anche chiesto ai giovani della milizia Nawasi di non arrestare nessuno, affermando che non è loro competenza, ma spetta al Ministero dell’Interno, la cui “porta è aperta a chiunque voglia unirsi agli Interni e chi rifiuta sarà ritenuto responsabile dinanzi alla legge”.

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