Tomassini a 218 News: “Sono stata violentata da un alto funzionario di Serraj”. Werfalli? “Un eroe”

Vanessa Tomassini, inviata a Tripoli per Notizie Geopolitiche, che cura questo sito di approfondimento Speciale Libia, ha rilasciato una lunga intervista al canale libico 218 News, dopo quasi due mesi di permanenza nell’est e nell’ovest della Libia. La collega, dopo aver coperto gli scontri in e intorno a Tripoli, collegandosi in diretta con TV e radio nazionali, si è recata a Bengasi, Derna ed Al-Beida, malgrado l’ambasciata d’Italia a Tripoli l’avesse fortemente sconsigliata. “Dopo 5 giorni a Tripoli, quando ho pubblicato il racconto del fronte di guerra, un funzionario dell’ambasciata italiana mi ha contattata perchè l’Ambasciatore Giuseppe Buccino voleva vedermi”. Racconta Vanessa, aggiungendo che secondo l’ambasciata “ero in pericolo e mi consigliavano di lasciare il Paese immeditamente”. Non curante degli avvertimenti dei diplomatici italiani, Vanessa Tomassini è rimasta a Tripoli fino al 22 aprile, quando, dopo aver visto dei terroristi ed essere stata informata – dalle stesse milizie del Governo di Accordo Nazionale che l’avevano accompagnata al fronte – della presenza di elementi di Ansar al-Sharia a Tariq al-Matar ed Ain Zara. Come già approfondito da Speciale Libia, la presenza di terroristi al fronte con le forze di al-Serraj è certa, e la collega ha rivelato alcuni nomi e cognomi, le cui foto e video sono state già pubblicate da Speciale Libia nei giorni precedenti.

Di fronte alle domande incalzanti del giornalista, la Tomassini ha confessato di aver avuto sempre problemi a raggiungere il Paese nordafricano, di cui si occupa quotidianamente da quasi 3 anni. In particolare, la collega sostiene di essere stata abusata da un alto funzionario di sicurezza del Governo di Accordo Nazionale, il 27 novembre 2018, mentre si trovava al Concord Hotel a Tunisi. La collega, palesemente in difficoltà nel toccare questo argomento, non ha voluto approfondire sulla questione, aggiungendo soltanto che l’ufficiale, che aveva contatto precedentemente per un’intervista ed accolto recentemente a Roma dalle autorità italiane, ha cercato di approfittare di lei sfruttando la possibilità di un aiuto nel rilascio del visto. “E’ entrato nella mia stanza, ha spento le luci e ha messo via i telefoni per essere certo che non potessi registrare”. Ha detto.

Riguardo al caso del ricercato internazionale, Mahmoud al Werfalli, la Tomassini ha detto che il suo account Twitter è stato chiuso dopo aver pubblicato l’intervista a Mohamed al-Gali, sospettatto dalla Corte Internazionale di Giustizia di essere con al-Werfalli durante le esecuzioni di massa. La giornalista ha spiegato di “aver pubblicato solamente le dichiarazioni di al-Gali e quanto riferitole dalle persone che ha incontrato a Bengasi” aggiungendo che nel capoluogo della Cirenaica ha visto diverse automobili con i poster di Werfalli, considerato da molti un eroe nazionale per la sua lotta contro i gruppi terroristici, come Daesh, al-Qaeda ed Ansar al-Sharia. Vanessa ha posto ai suoi lettori e ai telespettatori una domanda: “di fronte alla lotta al terrorismo è possibile tenere conto dei diritti umani o è necessario metterli da parte?”. Ha poi precisato che molti Paesi europei, come l’Inghilterra, dopo l’attentato di Manchester, si sono interrogati sulla questione. Tomassini emulando il gesto di Gheddafi durante l’intervista, ha denunciato la totale assenza di libertà a Tripoli ed ha rivendicato la sua libertà di opinione: “se per me Mahmoud al-Werfalli è un eroe, devo essere libera di dirlo, ciò non significa che supporti le esecuzioni di massa”.

Durante la trasmissione, Tomassini ha anche spiegato al giornalista le differenze tra Tripoli e Bengasi. “La differenza è visibile già all’arrivo in areoporto. Ogni volta che sono arrivata all’areoporto di Mitiga ho avuto tanta paura, per la presenza di molti giovani armati con le barbe lunghe, mentre al Benina sembra di essere in un comune scalo internazionale, puoi bere qualcosa, fumare una sigaretta o bere un caffè nell’attesa”. La collega ha espresso apertamente più volte il suo amore per la Libia, e si è detta dispiaciuta nel vedere lo stato in cui versa la capitale, dove uomini armati affiliati al Governo di Serraj usano delle maschere, o sono incappucciati. “Perchè un ufficiale di polizia dovrebbe coprirsi il viso?” Ha domandato la collega.

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