Oltre la propaganda. Elementi di Ansar al-Sharia con le milizie di Serraj, il caso di Adel al-Rubaie

Di Vanessa Tomassini.

Bengasi, maggio 2019 – Gli scontri in e intorno a Tripoli, tra il Libyan National Army e la coalizione di forze affiliate al Consiglio presidenziale del Governo di Accordo Nazionale, proseguono incessantemente dal 4 aprile. L’ingresso delle forze armate libiche sotto l’egida del feldmaresciallo Khalifa Haftar, nella capitale libica, ha risvegliato vecchie e sanguinarie alleanze. Dalla parte dell’esercito occidentale di Osama al-Juwaily e Mohammed el-Haddad si sono aggiunte non solo le milizie che da anni tengono ostaggio i cittadini di Tripoli, coalizzatesi nella sedicente Tripoli Protection Force, ma anche criminali e ricercati internazionali, nonché terroristi del gruppo Ansar al-Sharia (ASL). Dal 2011 ASL è stato uno dei più potenti gruppi jihadisti nel Paese nordafricano, autore di crimini feroci contro l’occidente, tra cui l’attacco al Consolato americano a Bengasi nella notte tra l’11 ed il 12 settembre 2012, in cui perse la vita il console Christopher Stevens. All’attentato avrebbe partecipato, secondo l’intelligence libica, anche Mahmoud Ben Dardaf, ucciso dalle forze armate libiche venerdì scorso nei combattimenti a sud di Tripoli. Sebbene ASL abbia dichiarato ufficialmente la sua dissoluzione nel maggio 2017, molti dei suoi membri sono ancora in vita ed hanno organizzato cellule più o meno indipendenti in diverse città della Libia, tra cui Nawfalia, Sirte, Agedabia, al-Beida, Sabratha e Tripoli. L’obiettivo del gruppo è stato, fin dalla sua origine, la creazione di uno Stato Islamico in Libia, con la Sharia come sola fonte di legislazione. Sebbene ASL abbia sempre negato ogni collegamento con altre organizzazioni terroristiche internazionali, ci sono evidenze della stretta collaborazione con al-Qaeda in particolare al-Qaeda nel Maghreb Islamico, anche attraverso l’organizzazione di campi di addestramento e reclutamento di foreign fighters che hanno combattuto in Siria ed Iraq.

Dopo il lancio dell’Operazione Dignità da parte del maresciallo Khalifa Haftar, nel maggio del 2014, il gruppo terroristico si è dovuto concentrare maggiormente nelle attività militari, tralasciando le campagne mediatiche e da’wa. Le attività sui social network e sui canali mediatici hanno cambiato il loro focus. La strategia comunicativa dal 2014 ad oggi ha fatto forza sulla narrativa che rappresenta ASL ed al-Qaeda come forze positive nella società che si contrappongono ad Haftar, descritto come nemico della rivoluzione di febbraio. In questo quadro, anche i supporter del passato regime e chiunque sostenga gli sforzi per creare un esercito libico è entrato nel mirino della propaganda di centinaia di pagine Facebook e Twitter, ma anche di mezzi d’informazione in lingua inglese seguiti dall’occidente come Libya Observer, che dall’inizio delle operazioni a sud di Tripoli non ha perso occasione per descrivere Haftar come responsabile di crimini di guerra, mentre le milizie islamiste vengono presentate come “difensori” della democrazia. Sono stati gli stessi membri delle milizie affiliate al Ministero dell’Interno del Governo di Accordo Nazionale, il 14 aprile 2019, a dichiarare lungo la strada dell’aeroporto la presenza di elementi di ASL al fronte, confessando la preoccupazione di combattere al fianco di estremisti che avevano già affrontato a Sirte e Misurata durante le operazioni anti-terrorismo al-Bunyan al-Marsus. Dopo le rivelazioni di Speciale Libia ed alcune interviste rilasciate ai media locali, siamo diventati vittima di una campagna diffamatoria dalla portata spaventosa, che ha fatto forza sulla mancanza di evidenze delle dichiarazioni riportate.

Dopo aver fatto perdere le sue tracce per oltre due anni, tanto che si credeva fosse stato ucciso nella lotta al terrorismo a Bengasi, Adel al-Rubaie è ricomparso al fianco dei gruppi armati di Tripoli. Al-Rubaie ha combattuto per anni al fianco della Shura dei Mujaheddin, una delle tante formazioni armate di ASL.

È interessante notare come i media filo-islamisti si limitino a descrivere questi elementi semplicemente come ricercati a Bengasi, o ricercati dall’esercito libico, sminuendo le loro connessioni con la galassia jihadista. Tuttavia, oggi è possibile affermare che l’affiliazione di Al-Rubaie con ASL ed al-Qaeda è certa, grazie ad una serie di foto e video che lo ritraggono insieme ad altri elementi della sua famiglia che hanno permesso di ricostruire parte della rete. Civili da noi intervistati a Bengasi che hanno partecipato alla liberazione della loro città dal terrorismo hanno confermato che i fratelli di Adel sono stati uccisi in battaglia e che un loro cugino ha ricoperto incarichi importanti nello stato islamico nella Libia orientale, prima di farsi esplodere contro contro un posto di blocco dell’LNA. Ramadan al-Rubaie, è stato un membro del Consiglio della Shura di Benghasi ed è stato ucciso il 15 dicembre 2016 nella regione centrale del Paese.

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Mounir al-Rubaie inseme ad Ahmed al Rubaie, era un membro della Brigata Rafa Allah al-Sahati ed è stato uno dei fondatori della squadra di intervento del Consiglio della Shura di Bengasi, uccisi nel 2015.

 

Tra i cugini di Adel, Faraj al-Rubaie ha continuato ad organizzare ASL ed ha stretto alleanze anche con Daesh, in particolare col gruppo terroristico guidato da Mohamed al-Mushaiti, meglio noto come “Asida”. Faraj al-Rubaye è stato ucciso dal LNA nel 2016.

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Fawzi al Rubaie è stato uno dei leader di spicco di ASL, fonti locali dicono che è stato ucciso a Bengasi nel 2016.

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Ramadan al-Rubaie è stato uno dei leader di ASL fino al 2014, quando è passato nello Stato islamico. In un video diffuso da Daesh Ramadan minaccia “quello che non sono riusciti a colpire” annunciando un nuovo attentato.

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