Fonti locali smentiscono il controllo del campo di El-Sharara da parte del Libyan National Army

Di Vanessa Tomassini.

Il portavoce del Libyan National Army (LNA), l’esercito orientale guidato dal feldmaresciallo Khalifa Haftar, il brigadiere Ahmed al-Mismari, ha annunciato mercoledì che l’esercito ha preso il controllo del campo di El-Sharara ad est della città di Ubari, nel deserto di Murzuq, senza combattere. L’annuncio è arrivato dopo che alcune fonti locali hanno affermato che alcuni elementi delle cosiddette Petroleum Facility Guards, le guardie addette al controllo della struttura, perlopiù appartenenti alla tribù Tuareg, si sono uniti ai gruppi affiliati all’LNA. Tuttavia le nostre fonti sul posto hanno precisato che al momento solamente parte del campo 85 di El-Sharara sarebbe controllato dagli uomini di Haftar, precisando che il 30mo Battaglione allineato al Governo di Accordo Nazionale con base a Tripoli resta all’interno del campo, in stato di forza maggiore da mesi per volere della National Oil Corporation (NOC) che da giorni ha chiesto la formazione di una forza indipendente per proteggere gli impianti che dovrebbero essere lasciati fuori dalle dispute politiche e militari. Quella che era stata annunciata come un’operazione anti-terrorismo da parte del comando generale dell’esercito rischia di trasformarsi in una guerra per il controllo delle risorse. Questa mattina si sarebbero verificate nuove scaramucce mentre sono ancora in corso trattative tra i battaglioni dell’esercito e i Touareg. Se da un lato, Al-Mismari ha detto nella sua conferenza settimanale che le forze dell’esercito non hanno intenzione di controllare i giacimenti petroliferi, dall’altro ha chiesto al presidente della NOC, Mustafa Sanalla, di riavviare la produzione, aggiungendo che il LNA non ha alcun problema con le tribù locali, sebbene si sarebbe scontrato con diversi gruppi Tebu, già noti come principali responsabili delle rotte carovaniere utilizzate per ogni tipo di traffico dal Sahel verso la costa. Il portavoce di Haftar ha anche ribadito che i gruppi terroristici ricevono un ingente sostegno finanziario da una certa classe politica libica e che, in particolare, Ali al-Salabi, Ibrahim al-Jidhran, Taimi Ardimi e Ahmad al-Hasnawi stanno guidando le organizzazioni che desiderano la creazione di uno stato estremista nella Libia meridionale. Il generale di brigata al-Mismari ha confermato inoltre che i Fratelli Musulmani ei combattenti islamici stanno abbandonando le loro vesti perché consapevoli del loro fallimento in Libia, definendo “impotente” il presidente del Consiglio Fayez al-Serraj.

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Serraj nomina Ali Kanna

Se il capo del Consiglio presidenziale, ha atteso ben oltre due settimane prima di esprimersi sui movimenti dell’esercito nella Libia meridionale, la possibilità di perdere il controllo delle risorse libiche ha fatto intravedere una timida reazione, prima con una dichiarazione rilasciata martedì sera intorno alle 21,00 in cui chiedeva l’arresto delle operazioni militari, poi rivelando mercoledì la decisione di nominare comandante della zona militare di Sabha, Ali Kanna, della tribù Tuareg ed elemento di spicco nel precedente regime Gheddafi, già noto per essersi opposto all’operazione dignità lanciata da Haftar nel 2014. A tal proposito, l’ex inviato della Libia alle Nazioni Unite, Ibrahim Dabbashi, ricorda che il Comitato Generale del Popolo ha emanato la Risoluzione n. 328 del 14/ 07/ 2009 che concedeva la nazionalità araba a 1.722 tuareg inclusi 83 ufficiali del comando di Ali Kanna. “La decisione include anche le loro mogli e figli- afferma Dabbashi sulla sua pagina Facebook aggiungendo che – come ufficiale della Brigata Commando, uno dei battaglioni di sicurezza di Gheddafi, Ali Kanna ha cercato di sfruttare il bisogno del regime per la sua tribù Maliana durante la rivoluzione. Nel maggio 2011 si è rivolto al segretario dell’Ufficio del registro civile di Ubari chiedendogli di completare le procedure di cittadinanza per gli 83 ufficiali elencati nel documento redatto dal comitato generale del popolo, che lavorano nella brigata da lui guidata, per essere inclusi nel registro civile dei cittadini libici, ma i funzionari del registro civile non hanno risposto alla richiesta in quel momento, perchè consapevoli del pericolo per la struttura della popolazione nel sud della Libia e per la stabilità del paese”. Il racconto di Dabbashi getta ombre sulla lealtà di Kanna ed accusa Serraj e il nuovo comandante di perseguire meri interessi personali, che non consentiranno all’ufficiale di entrare nel capoluogo della Libia meridionale in uniforme. Tuttavia la mossa di Serraj mostra ancora una volta la sua lungimiranza, è innegabile infatti il peso del passato regime nel territorio meridionale e potrebbe riuscire a mettere in crisi la fiducia di molte tribù verso il cirenaico. Nello stesso contesto, Al-Serraj ha anche ordinato a una forza militare, composta da personale della Petroleum Facilities Guards e una brigata neutrale, di dirigersi verso il giacimento di Sharara nel sud-ovest della Libia per proteggerlo e riavviare la produzione, nonché per contribuire a mettere fine agli scontri.

È interessante notare che il campo di El-Sharara, gestito dalla compagnia Akakus Oil Operations (AOO), produce circa 315 mila barili al giorno, e che le perdite giornaliere dall’arresto sono stimate intorno ai 32,5 milioni di dollari, secondo precedenti dichiarazioni rilasciate dalla NOC. La Akakus è una joint venture condivisa tra NOC, la spagnola Repsol, l’austriaca OMV e la francese Total. Più nel dettaglio, nel campo di El-Sharara, NC-186, dove nel 2010 la produzione era di 130.000 barili al giorno, NOC detiene una quota dell’88% e Repsol il restante 12%.

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