Di Vanessa Tomassini.

“Conformemente al principio di non-respingimento, i rifugiati non dovrebbero essere rimpatriati in paesi in cui la loro vita o la loro libertà sarebbero a rischio. A seconda della situazione nei singoli paesi, l’UNHCR può facilitare o promuovere il rimpatrio volontario dei rifugiati nei paesi di origine in condizioni di sicurezza e dignità. L’UNHCR lavora in coordinamento con l’IOM per riferire i casi di rimpatrio volontario”. A dirci questo è Roberto Mignone, Rappresentante dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) in Libia.  In totale quest’anno, l’agenzia per le migrazioni dell’Onu, IOM Libia, ha assistito un totale di 8.046 migranti bloccati per tornare nei loro paesi di origine, tra cui circa 1.665 migranti nigeriani. Questa assistenza per il rimpatrio fa parte dell’iniziativa comune UE-IOM per la protezione ed il reinserimento dei migranti, che facilita una gestione ordinata, sicura, regolare e responsabile della migrazione attraverso lo sviluppo di politiche e processi incentrati sui diritti e sullo sviluppo e la reintegrazione sostenibile.

Il Governo italiano, lamentando di essere stato lasciato solo dall’Europa per troppo tempo nella gestione dei grandi flussi migratori, sta adottando una politica definibile “push-back” avvalendosi e supportando la Guardia Costiera libica per fermare i migranti e chiudendo i porti italiani ai vasselli delle organizzazioni non governative. Roberto Mignone ci spiega che “La priorità dell’UNHCR è garantire che le vite non vadano perse in mare. Sottolineiamo l’importanza del rispetto dell’obbligo legale riconosciuto a livello internazionale di salvare le barche in pericolo, garantendo il loro sbarco in un luogo di sicurezza e protezione dal respingimento e il diritto delle persone a chiedere asilo. Gli interventi dell’UNHCR ai punti di sbarco in Libia si concentrano sulla fornitura di assistenza medica e salvavita. Identifichiamo anche le persone bisognose di protezione internazionale, in particolare le persone vulnerabili, come i minori non accompagnati e separati, gli anziani, i casi medici, le donne a rischio. Per ciò che sappiamo noi dell’UNHCR sì, una volta che i profughi e i migranti vengono sbarcati in Libia, vengono portati in un centro di detenzione, trasferiti dalle autorità di detenzione”.

-La Libia ha “categoricamente respinto” la creazione di campi di accoglienza sul suo territorio, erano già stati fatti dei tentativi in passato?

A novembre, l’UNHCR ha accolto con favore la decisione delle autorità libiche di istituire una ‘struttura di transito e partenza’ a Tripoli per le persone bisognose di protezione internazionale. Questa iniziativa faciliterà il trasferimento di molti rifugiati vulnerabili verso paesi terzi. Speriamo che molti dei rifugiati più vulnerabili attualmente in Libia beneficeranno di questa iniziativa, che ha come obiettivo principale quello di accelerare il processo di messa a punto di soluzioni nei paesi terzi, in particolare per i bambini e le donne non accompagnati e separati a rischio. Le soluzioni possono includere il reinsediamento, il ricongiungimento familiare, l’evacuazione in strutture di emergenza gestite dall’UNHCR in altri paesi o il rimpatrio volontario, a seconda dei casi. Attualmente stiamo riabilitando i locali al fine di completare la fase 1 entro la metà di luglio. Sarà gestito dall’UNHCR e dal Ministero degli Interni”.

-Secondo l’UNHCR sarà possibile aprire questi centri di accoglienza nei paesi limitrofi come il Niger?

“L’UNHCR ha istituito un meccanismo di transito di emergenza (ETM) in Niger. L’ETM in Niger è uno strumento di protezione che ci consente di evacuare i rifugiati vulnerabili dalla Libia verso un luogo sicuro, in questo caso il Niger, dove si possono trovare soluzioni in paesi terzi. Siamo particolarmente grati ai governi della Libia e del Niger per aver reso possibili queste evacuazioni umanitarie. Questa misura salvavita per i rifugiati estremamente vulnerabili è anche uno straordinario gesto di solidarietà e cooperazione tra il Niger e la Libia. Queste evacuazioni di rifugiati possono essere solo parte di un più vasto sforzo di gestione dell’asilo e di gestione delle migrazioni per affrontare il complesso movimento di migranti e rifugiati che intraprendono viaggi pericolosi attraverso il deserto del Sahara e il Mar Mediterraneo. Finora, l’UNHCR ha evacuato 1.858 rifugiati dalla Libia, di cui 1.536 sono stati evacuati in Niger per l’ulteriore elaborazione delle soluzioni”.

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-Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha dichiarato di ritorno dal suo viaggio in Libia: “oggi ho chiesto di visitare un centro di accoglienza e di protezione che entro un mese verrà pronto per 1000 immigrati con la collaborazione di UNHCR, questo per smontare tutte le menzogne e tutta la retorica in base alle quali in Libia si tortura e si ledono i diritti civili”. Quindi non sono vere le denunce da parte della Missione di Supporto delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) e di altre organizzazioni internazionali di gravi violazioni dei diritti umani a danno dei migranti nei centri di detenzione libici?

“L’UNHCR ha ripetuto in diverse occasioni che le condizioni nei centri di detenzione in Libia sono preoccupanti e al di sotto degli standard internazionali. La posizione dell’UNHCR è che la detenzione dovrebbe essere evitata ed essere una misura di ultima istanza. Se necessario, il trattenimento può essere effettuato solo per motivi specifici previsti dalla legge. Eventuali restrizioni alla libertà imposte alle persone che esercitano questo diritto devono essere previste dalla legge, essere proporzionate e necessarie e soggette a controllo giurisdizionale”.

“Il rispetto del diritto di chiedere asilo comporta la non penalizzazione per l’ingresso irregolare e l’istituzione di disposizioni di accoglienza aperte e umane per i richiedenti asilo, compresi trattamenti sicuri, dignitosi e compatibili con i diritti umani. Il nostro lavoro nei centri di detenzione risponde a un imperativo umanitario per salvare vite umane. Il mandato di protezione dei rifugiati dell’UNHCR richiede che l’Ufficio abbia accesso e sia presente nei centri di detenzione allo scopo di monitorare le condizioni, fornire assistenza salvavita e identificare coloro che necessitano di protezione internazionale e sostenere la loro liberazione dalla detenzione. Nei centri di detenzione in Libia, l’UNHCR ed i suoi partner distribuiscono assistenza salva-vita e sostengono la liberazione dalla detenzione, un maggiore accesso allo screening, all’identificazione e alla registrazione, nonché misure che prevengano i rischi di violenza sessuale e di genere. L’assistenza fornita dall’UNHCR nelle strutture di detenzione mira ad alleviare la sofferenza dei detenuti garantendo che le condizioni di detenzione soddisfino gli standard minimi, in quanto riguardano la protezione dai maltrattamenti. Inoltre, tramite il nostro partner IMC, siamo in grado di fornire assistenza sanitaria di base a chi ne ha bisogno, che è spesso l’unico accesso all’assistenza medica per i detenuti. Sosteniamo continuamente le alternative alla detenzione in Libia e il rilascio di quei rifugiati e richiedenti asilo che sono detenuti. Questo è il motivo per cui è cruciale avere accesso ai centri di detenzione, al fine di identificare le persone che necessitano di protezione internazionale. Il Gathering and Departure Facility, che sarà presto aperto a Tripoli, consentirà una più rapida elaborazione delle soluzioni nei paesi terzi. Nel 2017, 1.428 rifugiati e richiedenti asilo sono stati rilasciati dalle strutture di detenzione e 1.396 persone nel 2018, in seguito agli interventi dell’UNHCR. Alternative alla detenzione e alla ricerca di soluzioni per rifugiati e richiedenti asilo sono una priorità e parte integrante della strategia di protezione dell’UNHCR in Libia”.

-Quale sarà il compito di questo nuovo centro e come sarà gestito?

“Nella struttura, lo staff ed i partner dell’UNHCR forniranno identificazione e assistenza umanitaria come alloggio, cibo, assistenza medica e sostegno psicosociale. Sarà una struttura ai fini del transito verso paesi terzi. Avere questo centro ci consentirà di ricevere un numero limitato di rifugiati, richiedenti asilo, minori non accompagnati in un ambiente sicuro che ci consentirà di elaborare le loro cause per il reinsediamento, l’evacuazione, il ricongiungimento familiare o il ritorno volontario. L’UNHCR determinerà, in stretto coordinamento con le competenti autorità libiche, chi può accedere al centro”.

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