LE IMPRESE ITALIANE E LIBICHE INSIEME PER IL CONSOLIDAMENTO DELLE RELAZIONI ECONOMICHE E PER LA STABILITAʼ DELLA LIBIA

CS di Camera di Commercio Italo Libica*

TRIPOLI -Il 2 maggio GianFranco Damiano, presidente della Camera di Commercio italolibica, ha aperto i lavori del primo forum economico tra i due Paesi; con l’inizio del progetto TIME FOR ACTION si è attivato un piano di contatti in Libia della durata di 12 mesi e che vedrà il coinvolgimento di PMI italiane e libiche accanto a istituzioni governative.
Il Presidente ha guidato una delegazione composta da una quindicina di imprenditori, in
rappresentanza di circa 50 imprese interessate nei vari settori strategici per la Libia: oil & gas, telecomunicazioni, infrastrutture, costruzioni, pesca, …. Dopo sette anni di guerra, è la prima delegazione della comunità europea che approda, alla luce del sole, in un contesto non del tutto pacificato ma con segni di evidenti miglioramenti. La necessità di
consolidare la posizione da sempre strategica per il nostro Paese, ha spinto la Camera di Commercio italo-libica ad effettuare un passo così decisivo e tutt’altro che semplice.
Grazie alla fattiva collaborazione dell’Ambasciata di Libia in Italia e al consigliere per l’Italia del premier Fayez al Serraj, Omar Tharuni, è stato possibile avviare il primo evento, la cui portata è stata più volte richiamata durante le due intense giornate di lavoro.
L’iniziativa è stata interpretata come un segno positivo e di fiducia, molto apprezzato proprio nel giorno che ha visto la città di Tripoli bagnata dal sangue di 16 vittime per l’attacco condotto al Dipartimento elettorale centrale da parte di tre kamikaze dell’Isis.
La capacità di favorire condizioni di sviluppo economico, di creare lavoro e soprattutto
parternariati tra le imprese dei due Paesi, può consentire il rafforzamento e la speranza di stabilizzare il futuro della Libia. Nei tre panel d’incontri Damiano ha incontrato, oltre al Premier Serraj, anche i ministri dell’economia, delle infrastrutture, della sanità, e i presidenti della Noc (National Oil Company, l’ENI libica), della GECOL (l’ENEL libica) e un gruppo di dirigenti delle principali aziende di stato, nei settori dell’agricoltura, dell’università, delle infrastrutture, dell’edilizia pubblica, dell’energia, … e della programmazione degli investimenti.
È stato molto proficuo l’incontro con il Libyan Businessmen Council (la Confindustria libica), che ha portato alla firma di un protocollo d’accordo per incentivare le imprese dei due Paesi a collaborare in modo costante, considerando che il mercato di riferimento non può essere solo quello domestico ma occorre annotare anche i paesi circostanti, che contano circa 300 milioni di consumatori.

La valutazione di un mercato così vasto, consentirebbe nuove attività e assorbirebbe, previa formazione, gli immigrati provenienti da sud; la Camera italolibica ha invitato a presentare progetti, proposte per creare lavoro, produrre beni e servizi soprattutto nel Fezzan. Quest’area subisce una pesante crisi economica che vede da una parte l’incremento dei traffici di droga, armi, carburanti ed esseri umani e dall’altra una sistematica riposizionamento dei cugini d’oltralpe, volta a favorire e incrementare, con notevole disinvoltura, gli interessi francesi. Circa due settimane fa il Presidente Damiano ha incontrato a Tunisi il sindaco di Gharian, il presidente della Camera di Commercio ed alti esponenti di Sebha, con la quale ha avviato un’intensa collaborazione che porterà già ad una missione per i primi di luglio.

Nei recenti incontri di Tripoli, e sempre nell’area del Sahara, è stato sottolineato l’interesse a sviluppare, in collaborazione con una banca locale, l’avvio di progetti a sostegno dell’agricoltura (già consolidata), sia per la produzione che per lavorazione dei prodotti. Damiano a Tripoli ha presentato l’iniziativa TIME FOR ACTION, con disponibilità e impegno per sorreggere la fase di ripresa dell’economia e quindi del lavoro, annunciando ben 11 missioni, differenti appuntamenti settoriali che si svolgeranno in Libia sino a maggio 2019. Il prossimo incontro si terrà a Tripoli il primo luglio, seguiranno tappe a Bengasi e si concluderà a Sebha 7 luglio pv., con incontri finalizzati al tema delle infrastrutture.
Le imprese italiane hanno incontrato, nel B2B, numerose aziende libiche, dichiaratesi entrambe disponibili ad intessere relazioni sempre più strette e che possano portare, come nel passato, a costituire proficue joint ventures.
Ricordiamo il recente progetto sulla filiera della pesca, promosso dalla Camera italolibica e reso operativo dalla Regione Friuli Venezia Giulia, sviluppatosi con l’apporto del Ministero degli Interni e decollato grazie alla disponibilità di Benedetta Oddo, all’interno del progetto di cooperazione Nicosia Initiative. Questo percorso produrrà interessanti connessioni tra gli operatori del settore ittico dei due Paesi, con una indubbia ricaduta occupazionale. Se il settore oil&gas ha avuto un ruolo predominante negli incontri, sono emersi anche i danni, con effetti letali, dovuti ai depositi dei fanghi estratti dai pozzi; immensi laghi maleodoranti disperdono nell’aria componenti che attivano processi cancerogeni e che stanno segnando con lutti le varie comunità. È un’emergenza dove le nostre imprese possono impegnarsi in un’opera di bonifica totale, grazie alle tecnologie brevettate e ad alta efficacia. Sarà questo uno dei temi da affrontare a brevissimo
mediante la costituzione di una taskforce di aziende italiane.
L’accoglienza e la disponibilità del governo di Serraj e del centinaio di imprese libiche presenti alla due giorni, in un momento così delicato, fanno ben sperare per un riposizionamento e delle imprese italiane e per un solido e sostanziale aiuto al processo di stabilizzazione del Paese. Restano sul piatto tre temi, non discussi a Tripoli, le cui soluzioni possono risolversi per ora solo a Roma: i visti, i crediti ammontanti a circa 600 milioni di euro (anni ’90 e ante rivoluzione) e il coordinamento nelle azioni di promozione del nostro Paese (Sistema Italia) in Libia.
VISTI – Anche nella recente assise tripolina è stata ricordata, più volte, la lentezza del rilascio; ad oggi la finestra digitale, per l’iscrizione nella procedura, si apre solo per qualche decina di minuti al giorno e senza date prestabilite. Perdurando questa situazione gli imprenditori libici saranno sempre più attratti dalle facilitazioni di altri paesi (ad esempio come la Turchia con emissione di visto in aeroporto e Malta che, pur essendo soggetta alla procedura Schengen, garantisce tempi molto più
ristretti di emissione). Tutto ciò mentre l’appetito dei prodotti Made in Italy sembra nuovamente crescere.
CREDITI – La questione dei crediti pregressi, per ora, deve risolversi in Italia: in questa fase la Libia non può affrontare questo nodo delicato. La Camera si è mossa affinché con il provvedimento legislativo pubblicato nell’ultima finanziaria si desse una risposta alle nostre aziende: ora si attende, da
troppi mesi, il varo del decreto attuativo affinché una promessa non diventi una delusione cocente per le imprese che vogliono e che devono rientrare ad operare e ad investire in Libia.
SISTEMA PAESE – È innegabile che la voglia d’Italia sia ancora presente tra i libici, ma per quanto tempo riusciremo a incoraggiare questo clima? Alcuni interventi sono dettati dalle emergenze (immigrazione e diritti civili) e nonostante l’esigua disponibilità economica, la programmazione non va vista solo in funzione del tema della sicurezza o di affiancamento alle grandi imprese. Occorre che la presenza delle PMI sia incentivata, affinché si possano facilitare le condizioni per accompagnare le iniziative imprenditoriali dei libici. Parimenti è necessario che si dia attenzione anche a problemi ai quali possiamo, come Paese, dare risposte significative, immediate e concrete.
Il Presidente della Camera ha citato l’emergenza delle mine a Zintane: stanno martoriando i corpi di decine di adolescenti mentre basterebbe l’intervento di pochi giorni dei nostri genieri sminatori per ridare serenità alla comunità.
Damiano chiede che si aiutino concretamente i fratelli libici, i nostri vicini di casa, a superare questa fase critica: l’Italia lo deve e la Libia lo attende … mentre l’Europa, distratta, assiste.

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